I dimenticati

I dimenticati

Nell’ormai lontano 1959 uscì un film comico firmato da Steno (Stefano Vanzina) dal titolo “I tartassati”. Un piccolo capolavoro di comicità per raccontare i tentativi di un ricco negoziante (Totò) di evadere il Fisco facendosi beffa di un finanziere (Aldo Fabrizi), anche attraverso i consigli maldestri di un consulente fiscale (Louis de Funès). Il film metteva ben in evidenza la “lotta” tra lo Stato e il piccolo imprenditore italiano, generalmente visto come furbetto ed evasore fiscale.

Quello rappresentato nel film era un altro mondo, un mondo che non esiste più. All’epoca infatti poteva essere vero quanto raccontato in modo arguto dagli sceneggiatori; e questo tanto perché le condizioni generali del Paese erano ben diverse, quanto perché il sistema economico si basava su presupposti totalmente differenti da quello attuale. Alla fine degli Anni 50 la pressione fiscale italiana aveva raggiunto il 23,8 per cento (pressione fiscale, calcolata quale percentuale delle entrate tributarie rispetto al reddito nazionale), mentre nel quarto trimestre dello scorso anno ha raggiunto l’incredibile livello del 52 per cento. Fare il “piccolo imprenditore” non ha dunque più lo stesso significato e oggi si potrebbe quasi affermare che le parti in gioco si sono invertite (le ragioni sono molto complesse e non posso dilungarmi qui a spiegarne il perché, a partire dalla separazione di Banca d’Italia dal Tesoro operata nel febbraio del 1981 per volontà dell’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e dell’allora Governatore di Banca d’Italia Carlo Azelio Ciampi).

Oggi le piccole e medie imprese italiane (quelle per capirci che sono rispettivamente sotto i 50 e 250 occupati), per non parlare delle micro (quelle con meno di 10 dipendenti) sono la parte produttiva del Paese che maggiormente soffre delle rigide imposizioni fiscali dovute per lo più dai dettami europei (“Ce lo chiede l’Europa”, il mantra che meglio di ogni altra cosa rappresenta questo salasso) e dalle ulteriori restrizioni (non casuali) dovute alla “pandemia” in corso.

Ho già scritto altrove (ad esempio qui) della distruzione sistematica del tessuto produttivo italiano nel corso degli ultimi 40 anni, pertanto è più interessante qui trattare di quanto sta accadendo in questo periodo.

In questo primo anno (non è un refuso) di “pandemia” i cosiddetti “ristori”, ossia gli aiuti economici, previsti dai governi Conte e Draghi per le imprese ed i lavoratori autonomi ammontano a 64,7mld di euro. Di questi secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre solo 29 sono stati finora erogati. E questo a fronte di perdite subite per 423miliardi di euro. Dunque gli aiuti finora rappresentano appena il 7 per cento delle perdite subite. Pertanto è chiaro che non v’è alcun interesse a supportare la micro, piccola e media impresa. Anche perché tutte le incombenze economiche che continuano a gravare sulle stesse (affitti, bollette, tasse e spese varie) non sono state sospese o ridotte.

L’unica luce che viene data alla gente per tornare alla “normalità” qual è? Ma ovvio, il vaccino! Solo il liquido salvifico permetterà a tutti di tornare ad operare come prima. Salvo varianti che “potranno” sopraggiungere, e salvo la sconsideratezza della gente “irresponsabile” che causerà nuove restrizioni. Dunque, care partite IVA e piccoli imprenditori, divertitevi per i prossimi due mesi estivi, che poi l’autunno (quello meteorologico) arriva. Quello vostro imprenditoriale è già stato scritto e oramai siete considerati oltre l’inverno. La vostra tomba è già stata scavata dai grandi gruppi internazionali (in mano alla solita élite che vi vuole morti). E il bello è che non ve ne rendete ancora conto e continuate a lamentarvi perché state morendo pur avendo rispettato “le regole”. Le loro.

 

P.S.: questo breve pezzo m’è sfuggito, per così dire dalla penna, dopo aver visto lo sfogo di questa donna nel filmato qui sotto.

 

 

Il migliore dei mondi possibili

Il migliore dei mondi possibili

La “pandemia”, i vaccini, le mascherine… tutti i principali argomenti di cui si sente parlare dalla mattina alla sera ovunque, in tv, sui social, per le strade. Oramai ci si è assuefatti a queste tematiche e le si dà praticamente per scontate. Un po’ come parlare del tempo, quando non si sa bene su cos’altro conversare. Oramai si dà per scontato che la libertà sia rappresentata dal potersi far vaccinare (o marchiare, come le bestie, a seconda dei punti di vista) con il metodo che si ritiene più adatto per sé e nel modo più rapido possibile, e non dal fatto che si possa non volersi vaccinare, cosa che al contrario è vista ed additata come la più turpe delle colpe nell’ambito sociale e addirittura morale (ne ho trattato in questo articolo). Chiunque nutra dubbi circa il volersi far inoculare il liquido salvifico viene messo all’indice e considerato come un reietto ed un untore. Quest’opera di “marchiatura” viene messa in atto a partire dalle svariate truppe cammellate dell’“informazione”. Ad ogni ora del giorno e della notte le solite facce di “esperti”, opinionisti e politici ripetono all’infinito la messa cantata che è stata detta loro di propagandare, a prescindere dalla propria competenza e capacità di comprensione di ciò che ripetono allo sfinimento. E questo avviene ovunque, in ogni Paese, dove più, dove meno e con modalità che cambiano a seconda del tipo di cultura dello stesso.

Da noi, in Italialand, a questo martellamento ininterrotto vengono aggiunti altri diversivi d’accompagno, un po’ perché tipici della nostra di cultura, un po’ perché, come ho già altre volte sottolineato, noi siamo un popolo perfetto per fare esperimenti sociali su larga scala. Ultimo in ordine temporale è la discussione sulla cosiddetta legge “Zan” (disegno di legge per essere precisi), approvata alla Camera ed ora in discussione al Senato. Di detto provvedimento legislativo in particolare sarebbe da esaminare ed approfondire l’articolo 4, dando esso modo (se passasse la legge così com’è) di accusare chiunque di reati d’opinione se si esprimessero pensieri non conformi a quelli del “politically correct”, che potrebbero “offendere” chicchessia su tematiche di carattere sessuale ed “inclusivo” (termine tanto caro ad una certa parte politica, e che volutamente non vuol dire nulla di concreto di per sé). Ma non mi soffermerò ora qui a discuterne. Ci saranno altre occasioni.

Tuttavia c’è un aspetto di tutta questa situazione “surreale” che a mio parere non è stato ancora ben messo in rilievo. Si tratta della stretta connessione che c’è in realtà tra la “pandemia”, le restrizioni messe in atto per “controllarla”, i vaccini e… la “transizione ecologica” e la cosiddetta “digitalizzazione”.

Apparentemente questi argomenti non sarebbero correlati, ma ad un’analisi più attenta i fili possono essere uniti assieme. Partiamo dalle ultime due.

 

Clima, ecologia e bit a volontà

Nel mese di aprile l’Unione Europea (Consiglio e Parlamento) ha raggiunto un accordo politico (confermato pochi giorni fa) che introduce nella legislazione l’obiettivo della neutralità climatica (ossia la capacità della Terra di assorbire le emissioni di gas prodotte) della UE stessa per il 2050, ed un obiettivo collettivo di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra pari ad almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. A seguito di tale decisione, o per meglio dire dopo, la Corte Costituzionale tedesca ha emesso una sentenza definita da tutti i media “storica”: “…Le disposizioni della legge sulla protezione del clima del 12 dicembre 2019… sono incompatibili con i diritti fondamentali, nella misura in cui mancano requisiti sufficienti per ulteriori riduzioni delle emissioni a partire dal 2031. La legge sulla protezione del clima obbliga il Governo federale a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento entro l’anno 2030 rispetto al 1990… i ricorrenti, alcuni dei quali sono ancora molto giovani, hanno avuto i loro diritti civili violati dalle disposizioni contestate”.

Già, “i giovani”, perché molti dei ricorrenti erano proprio quei movimenti giovanili che si rifanno al “Friday for future” di Greta Thunberg. Guarda caso. E il Governo tedesco, così sensibile alle istanze dei giovani (o forse della sua classe imprenditoriale?), ha subito prontamente rilanciato, aumentando l’obiettivo di riduzione delle emissioni della Germania per il 2030 dal 55 al 65 per cento. Il gabinetto federale intende approvare un emendamento corrispondente alla legge sulla protezione del clima nel prossimo futuro.

L’energia sostitutiva del carbone e della lignite per far marciare le industrie tedesche nel futuro sarà molto probabilmente l’idrogeno e quella nucleare a doppio fluido (per capirci i reattori montati sui sottomarini), ma per il momento il gas rimane la fonte energetica più praticabile per la sostituzione del carbone. Di qui l’accordo con il “cattivone” Putin per la costruzione del raddoppio del gasdotto sul Mar Baltico, il cosiddetto “Nord Stream 2”, tanto osteggiato dall’altro cattivone Trump prima, e dal buono Biden adesso. Osteggiato chiaramente non perché qualcuno creda alla barzelletta della cattiveria del “nemico” russo, bensì perché gli Stati Uniti devono esportare il loro gas di scisto in Europa. Pertanto la Germania dà un colpo al cerchio e l’altro alla botte, per non scontentare nessuno. Un capolavoro di diplomazia economica per ottenere ciò di cui ha bisogno: esportare a gogo è l’obiettivo a cui non derogare, quindi…

Quindi l’industria tedesca, vero Panzer della “locomotiva d’Europa” si prepara, in tutti i sensi. Ha bisogno di riconvertire i propri mezzi di produzione, anche attraverso la digitalizzazione (che come vedremo non serve solo a questo), ma per farlo deve investire cospicui capitali. Pertanto quale migliore cosa che fare pagare questa “transizione” a tutti i “clienti” stessi, ossia ai cittadini europei attraverso i finanziamenti (finti) del Recovery Fund (che in realtà a parole dovrebbe servire per i danni derivanti dalla “pandemia”)? Ma come farlo? Semplice! Innanzitutto occorre trovare un alleato che abbia la stessa necessità di riconversione industriale (leggi Francia), poi spingi a livello politico perché la decisione di adottarli venga presa da tutti gli altri Paesi (ci deve essere la maggioranza assoluta). Dopodiché bacchetti i più riottosi ad accettare questa “suppostina”, costituita in maggioranza da prestiti che andranno restituiti con gli interessi (all’Italia sono destinati 191,5miliardi circa, di cui 68,9 di sovvenzioni e 122,6 di prestiti. Inoltre sono previsti altri 31miliardi dal cosiddetto Fondo complementare e 13,5 dal programma “React EU”) con minacce (finte) di non concedere gli aiuti stessi. Questo per una parte dei fondi necessari a tale transizione.

Poi c’è l’aspetto politico. Bisogna spingere su quei partiti e movimenti che nell’immaginario comune maggiormente sono legati al “verde”, all’“ecologia”, alla “salvaguardia dell’ambiente”. Ossia i Grünen, i Verdi tedeschi. E come condire questa scelta sull’onda internazionale del “politically correct”? Ma ovvio! Con una candidata donna alla cancelleria per le prossime elezioni di settembre: Annalena Baerbock, 40 anni di inesperienza e inconsistenza allo stato puro. La candidata ideale per trascinare quell’elettorato giovane, o giovanile, che tanto piace alla gente che piace. Tutto “green”, spirituale, innovativo e, perché no?, digitale.

Sì, perché il futuro passa per i byte, o meglio per i Yobibyte (280) di dati che circolano e sempre più circoleranno in Rete. Una montagna di dati, che valgono tanto oro quanta è la loro massa immane. E per far questo la Germania si vuole mettere al passo con i tempi, come i concorrenti economici americani e cinesi, attraverso la costruzione dei super-computer quantistici (capaci di fare calcoli, che i più veloci computer al mondo impiegherebbero a risolvere in 10mila anni, in circa 3minuti e venti secondi). Una tale potenza di calcolo la si può applicare ad infiniti settori, da quello prettamente commerciale a quello militare, da quello finanziario a quello della ricerca pura. In particolare a beneficiarne sarà quello medico.

 

Resistere, anzi no! Resilire!

Del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (termine tanto usato ultimamente, e non a caso) che si divide in 6 “mission”, ossia comparti per dirla all’italiana, il capitolo riservato alla Sanità o Salute (anche qui il cambiamento non è casuale) è quello a cui è stata destinata la fetta più piccola di risorse (appena 15,6miliardi dal PNRR + 1,71 da React EU + 2,89mld dal fondo complementare) fra quelle che “arriveranno” dall’Europa. Ma come? Non siamo in un’emergenza pandemica mondiale? Visto che ci si è (giustamente) lamentati tanto della carenza dei posti in terapia intensiva nei nostri ospedali, come mai non si è provveduto in più di un anno ad aumentarli? Ah, già! Si sono comprati i banchi a rotelle, quelli sì necessari! Inoltre, per chi non lo sapesse, i nostri Governi (Conte prima e Draghi adesso) non hanno stanziato a tutt’oggi un solo euro per la ricerca nel nostro Paese sul Covid 19, la “più grande pandemia che la storia dell’umanità ricordi”…

Eppure dalla mattina alla sera, come dicevamo, siamo bombardati da continui messaggi che ci ricordano quanto il “virus” sia pericoloso, quanto sia importante che si continuino a mantenere le distanze “sociali”, che bisogna essere “responsabili” per non rovinare quelle due briciole di libertà che ci sono state concesse.

Piccola parentesi: se non lo sapeste l’OMS ha suggerito ai Paesi che stanno applicando a man bassa la campagna vaccinale di abbassare il numero di cicli (si chiamano così) che vengono fatti per verificare se un tampone sia positivo o negativo (entro i venti, perché oltre si rintraccia la qualunque). Dunque il risultato dell’abbassamento dei contagi non è dovuto alla minore diffusione del virus in virtù dell’efficacia dei vaccini, bensì semplicemente perché le analisi (comunque non adatte a diagnosticare tale tipo di positività) vengono fatte in modo più corretto.

Tornando al PNRR, i capitoli più corposi di finanziamento, indovinate un po’, sono assegnati a: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (40,32miliardi dal PNRR + 0,8miliardi da React-EU + 8,74 dal fondo complementare); rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47miliardi dal PNRR + 1,31 da React-EU + 9,16 dal fondo complementare); infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,4mld da PNRR + 6,06 dal fondo complementare); istruzione e ricerca (30,88miliardi dal PNRR + 1,93mld da React-EU + 1miliardo dal fondo complementare); inclusione e sociale (19,81mld dal PNRR + 7,25 da React-EU + 2,77 dal fondo complementare).

Dunque, come in Germania, “digitalizzazione”, “rivoluzione verde” e “transizione ecologica” sono ai primi posti. Un caso? Non penso proprio. Quel che penso, al contrario, è che sia esattamente ciò che la classe egemone economicamente, i cosiddetti “poteri forti” avesse in mente fin dall’inizio di tutta questa immensa pantomima. Il virus, ovviamente, è un mezzo per cambiare radicalmente l’economia e la società. Finito un Covid se ne fa un altro, per traslare un vecchio proverbio romano sui Papi. La “pandemia” è un metodo per ottenere il cambiamento che si vuole, e pertanto può essere usata a piacimento. Almeno finché la gente continuerà a dare credito alla narrativa corrente, anche se quest’ultima fa palesemente acqua da tutte le parti. La paura di perdere la vita è il motore di tutta questa narrativa, e per paura di perderla non ci si accorge che, di fatto, non si vive più.

 

Il tuo robot medico

Concludo questo lungo articolo con un’ultima considerazione. Una delle componenti principali della “digitalizzazione” è proprio quella legata alla Salute. Quest’ultima, o meglio la Sanità (concetto ben più ampio di quello usato in questi ultimi anni, ripeto, non a caso), è un mezzo potentissimo di controllo delle masse. E questo non solo perché la malattia è connaturata alla natura dell’uomo, ma anche perché attraverso la medicina si può determinare il destino di un individuo, tanto in senso positivo che negativo. Si possono inoltre indirizzare le masse verso determinati tipi di comportamento, sia con reazioni riflesse sia con metodologie di carattere fisico d’interazione con l’essere umano. In questo quadro la cosiddetta “telemedicina” assumerà sempre più piede in un futuro oramai prossimo. Verranno create delle centrali telematiche che controlleranno costantemente i pazienti a casa propria, e l’interazione con gli smartphone sarà sempre più evidente. In pratica ci sarà un’informatizzazione totale del nostro stato di salute e della nostra vita in genere, dove il vostro medico sarà un programma informatico o un dottore robot. Milioni di dati, come accennavo prima, che saranno vero e proprio oro tanto per le élite che detengono i mezzi tecnologici e finanziari per fare tutto ciò, quanto per le loro aziende da cui oramai l’intera umanità dipende. Dunque oltre il controllo anche il guadagno. L’“Internet delle cose”, per cui è necessario il 5G (già si parla di 6G e oltre) non è una “figata”, è la fine dell’autodeterminazione. Sarete collegati con la Rete 24 ore al giorno e questi miliardi di dati saranno appunto controllati attraverso computer quantistici. Con la digitalizzazione scordatevi la privacy, scordatevi la libertà di decisione e di movimento, scordatevi la vita come l’avete conosciuta fino ad oggi.

Benvenuti nel mondo nuovo, ecologico, sostenibile e digitale. Il migliore dei mondi possibili.

Germania anno zero

Germania anno zero

Gli avvenimenti difficilmente sono casuali. Soprattutto in politica. Magari non se ne conoscono a prima vista i motivi, ma dietro qualcuno o qualcosa ha generalmente agito per ottenere un determinato risultato.

Durante questo periodo di “pandemia” diverse sono le cose che si sono succedute in tutto il mondo e in Europa anche la nazione leader, la Germania, ha visto profondi cambiamenti. In tutti i sensi.

Tanto per iniziare è finita (finalmente diranno alcuni) l’era Merkel. La Cancelliera ha definitivamente, almeno all’apparenza, gettato la spugna, decretando un suo ritiro dalla scena politica attiva rinunciando a un quinto mandato al comando del Paese. La regina di Germania ha provato a lasciare lo scettro a due donne, Annegret Kramp-Karrenbauer e Ursula von der Leyen, ma entrambe non hanno la stoffa per succederle. Alla fine, guarda caso, lo scettro della conduzione del partito è passato nelle mani di “un brav’uomo” come si sarebbe detto in altri tempi, o leggi “mediocre” come si direbbe fuori dai denti (o politically correct) oggi: Armin Lascet, 60 anni, Presidente del Nord Reno-Westfalia. Uomo perfetto per non dar fastidio a nessuno. Tanto perfetto che alla fine si è deciso che dovrà guidare l’Unione ossia la CDU e la CSU (partito gemello della prima, ma solo presente in Baviera) nella corsa per il cancellierato il 26 settembre prossimo. Non è infatti un caso che gente come Wolfgang Schäuble, un falco della politica tedesca, lo appoggiasse apertamente contro il rivale, il Presidente della Baviera, Markus Söder (54 anni). Quest’ultimo certamente preferito dagli elettori tedeschi, perché più carismatico e “deciso” nelle sue pur discutibili decisioni. Ma si sa, in tempi di Covid la figura dell’uomo “forte” e risoluto ha successo per credere di uscire dall’impasse economica, sanitaria e sociale.

Un suicidio programmato

La domanda da porsi è: perché la CDU si è suicidata politicamente? Perché, dopo 16 anni di regno praticamente incontrastato, durante il quale la politica della Merkel ha fagocitato tutto e tutti, in primis la SPD, la più antica socialdemocrazia al mondo con una tradizione politica centenaria (fu fondata nel lontano 1863), ha deciso di abdicare politicamente la guida del Paese egemone in Europa da almeno trent’anni? Perché è chiaro, sondaggi a parte, che il cancellierato tedesco sia destinato ad andare nelle mani dei “Grüne”, ossia i Verdi tedeschi, già in ascesa da tempo nelle preferenze elettorali del Paese, tanto a livello nazionale che locale (un recente sondaggio del Forsa Institute darebbe i Verdi in sorpasso sull’Unione con il 28 per cento delle preferenze contro appena il 21). E non è di certo un caso che proprio il giorno prima della decisione “suicida” del Consiglio esecutivo del partito cristiano democratico fosse stata eletta come candidata alla cancelleria per il partito in ascesa una donna, Annalena Baerbock. Quest’ultima, che passa per essere una vera e propria “promessa” della politica tedesca, a mio parere è al contrario un grande bluff.

Il verde speranza

La “giovane” promessa (ha, si fa per dire, appena 40 anni) ricalca perfettamente la figura della politica perfetta per rientrare nei canoni del “politically correct”. Madre di due figlie, Annalena ha studiato Scienze Politiche e Diritto Pubblico (in Germania si prende la laurea in due specializzazioni, anche se, spesso, non si sa nulla di entrambe. Ma questo sarebbe un lungo discorso che esula dal tema di questo articolo). Si è poi laureata (ma guarda tu il caso!) alla “London School of Economics and Political Science” in Diritto pubblico internazionale e specializzata presso Istituto britannico di Diritto internazionale e comparato. Incarna dunque alla perfezione la figura di quella generazione dei cosiddetti Millenials di cui ho parlato nel mio articolo “L’altra faccia della Luna”. Infatti come incarico “politico” è stata assistente di un’eurodeputata dei Verdi presso il Parlamento europeo (tra il 2005 e il 2008) e pochi incarichi secondari all’interno del Bundestag tedesco.

Dunque quale migliore figura per guidare la successione dell’era Merkel e trascinare un elettorato “giovane” come lei, attento (si fa per dire) alle tematiche dell’Ambiente, della “sostenibilità” (termine che va tanto di moda ultimamente) e aperto alle differenze culturali e sessuali? Come dire, il perfetto manuale della “società liquida”, senza confini e contraria alla tradizione fatta passare, quest’ultima, come segno di regressione e conservatorismo deleterio.

Uomini nuovi per il tempo a venire

I Verdi tedeschi incarnano il partito perfetto (costruito nel corso degli ultimi anni a tavolino e che nulla ha più a che vedere con quello del passato) per far governare direttamente le élite mondiali, attraverso più o meno ignari “soldatini”, tirati su nel corso degli anni nelle Università e nei centri Think Tank (letteralmente “serbatoio di pensiero”) di mezzo mondo. Ma ovviamente i partiti di tutto il mondo, certamente dei principali Paesi europei, ne sono pieni allo stesso modo.

S’è ben visto da noi, con una classe politica nel migliore dei casi inetta, nel peggiore collusa con il sistema stesso. In genere i più “anziani”, quelli che una volta erano i portaborse dei politici del vecchio corso del dopoguerra oramai quasi tutti scomparsi, fanno parte di quest’ultima categoria. I più “giovani”, o quelli che si fanno passare per tali, in genere fanno parte della prima. Per non fare nomi, ne fa parte gente che è stata chiamata dall’estero (dove passava per essere fine intellettuale ed insegnava in quelle stesse Università di cui sopra e dove si era formata a sua volta) a guidare partiti di sistema cui si continua a dare appellativi d’appartenenza politica che nulla hanno a che fare con la loro vera natura. Ma questo è solo un esempio. Gli altri sono la stessa cosa, sotto altre vesti.

Germania anno zero

Dunque quello che sta accadendo in Germania, a mio parere, è un reset completo della classe politica (quello economico lo si sta facendo su scala globale, con l’eliminazione della piccola e media impresa. Ne ho parlato diffusamente nei miei precedenti articoli). Una tabula rasa su cui riavviare il sistema sociale, educativo e, ovviamente, economico. Questo processo non sta avvenendo solo nei Verdi, bensì in tutti i partiti dell’arco costituzionale. La cosa, quantomeno, è più evidente in quelli maggiori, che potrebbero aspirare al governo del Paese. Dunque, per tornare all’inizio di questo discorso, quello della CDU è stato un “suicidio” programmato, perché è stato deciso che, in mancanza di “uomini forti” da mettere al comando del cambiamento programmato, fosse ora di rimpiazzare direttamente la vecchia classe politica con quella creata ad hoc, ed ora pronta a seguire i dettami che le vengono impartiti e per cui è stata formata. Dopo quello della Seconda Guerra Mondiale, magistralmente descritto da Rossellini con la sua immortale pellicola, è per questa Terza Guerra Mondiale, combattuta con altri mezzi, arrivato il momento di azzerare nuovamente la storia tedesca.

C’ho un grillo per la testa

C’ho un grillo per la testa

Breve considerazione sulla vicenda inerente il video che Beppe Grillo ha diffuso in Rete, e che riguarda le polemiche legate alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto il figlio Ciro. Al di là se quest’ultimo sia colpevole o meno, cosa che stabilirà la magistratura, quel che a me colpisce di più non è, come tutto il coro unanime di commentatori in Rete e sui mass media si è prodigato a dichiarare, il presunto sfogo “comprensibile” di un padre esasperato, bensì la tempistica e il messaggio in sé. Il processo, credo, va avanti oramai da un paio d’anni, e come tutti i processi in Italia avrà il suo lungo corso. Dunque non penso che sia questo il problema per uno come l’ex comico. A me, piuttosto, è sembrato un messaggio lanciato volontariamente in pubblico a qualcuno, in modo tale da dichiarare pubblicamente che altri tipi di attacchi nei suoi di confronti (e non del figlio) potrebbero far si che lui si sganci da certi tipi di dinamiche, cui fino ad oggi ha dato il suo consenso. Il fatto che Grillo si sia venduto ai “poteri forti” da un pezzo mi sembra oramai scontato e chiaro a molti, se non a tutti. Ad iniziare dalla sua parte politica, per lo più fatta da incompetenti attaccati come tutti gli altri alla poltrona, e che è stata creata appositamente (come ho detto altre volte) per ingabbiare la rabbia crescente della gente nei confronti di una classe politica italiana fatta di parvenu e venduti in genere. Tuttavia il messaggio lanciato così, all’improvviso, sa tanto di pizzino mafioso, di avvertimento a chi deve capire, come a dire “se mi volete fare le scarpe, sappiate che venderò cara la pelle”. Pertanto fatela finita e non mi attaccate (il figlio è un pretesto). È un po’ come dire in pubblico a nuora perché suocera intenda. Magari mi sbaglierò, ma si sa, io so’ complottista… 😏

Lo Jojo

Lo Jojo

Sono state abbandonate certe stronz… stranezze pubblicate sui giornaloni italiani oramai. Tanto non ne hanno più bisogno per confondervi le idee (che mi sembra lo siano abbondantemente). Ora usano le aperture e le chiusure a Jojo. Appena arriverà il bel tempo, inevitabilmente per la vostra voglia di vivere, vi concederanno di uscire, dicendo che i contagi sono calati (e grazie a casa…, faranno meno tamponi, come hanno fatto in Inghilterra). Successivamente, come da copione, richiuderanno tutto, dicendo che la colpa è stata la vostra, razza di irresponsabili, che avrete gozzovigliato tutta l’estate, (vaccinati) per giunta, facendo tornare l’ennesima ondata (di 💩😏). E il circo ricomincerò da capo, pronto per nuove restrizioni, nuove inevitabili varianti (visto che avranno per allora siringato un bel po’ di gente), e nuovi liquidi salvifici pronti (si fa per dire) da inocularvi. Il bello è che alla fine, a forza di siringare gente, questa che come malattia sarebbe calata pian piano di suo in modo naturale come tutte le altre, diventerà endemica veramente. So mago, io. Ne riparleremo fra un anno (se ci sarò ancora 😏).

Benvenuti in Italialand

Benvenuti in Italialand

Il tam tam mediatico sull’importanza salvifica della campagna vacci-anale 😏 sta decisamente dando i suoi frutti. Ora, oltre alla gente che è stata lobotomizzata e che, stremata da un anno di cazzate e soprusi di ogni genere, chiede a gran voce di vaccinare subito tutti per uscirne, si vede bene l’effetto sull'”alta classe” politica italiota. Dalle cariche più alte, che lodano il salvatore della Patria che ha detto che vi dovete abituare negli anni a venire a farvi siringare, perché ci saranno sempre nuovi virus, ops, scusate, volevo dire nuovi metodi di governo delle masse belanti, alla bassa manovalanza (altrettanto inetta) che fa a gara a far vedere che sta facendo tutto il “proprio dovere” per marchiare le bestie. E allora è una profusione di furbetti che sgomitano per avere 5 dosi del liquido salvifico in più (prima erano le mutande facciali, alias mascherine), o che fanno vedere in tivvù quanto sono stati bravi e  solerti  ad aver marchiato i propri concittadini. Il tutto con il plauso o la riprovazione della casalinga di Voghera di turno (leggi Myrta m’inginocchio sdegnata mago Merlino) che dispensa “buon senso” a profusione.
Benvenuti in Italialand
Libertà va cercando…

Libertà va cercando…

Marco Porcio Catone Uticense era fiero ed acerrimo nemico di Gaio Giulio Cesare. Caratteristica del personaggio era, anche a detta dei suoi nemici, di essere uomo retto, scomodo, imparziale e coerente. Talmente lo era che preferì togliersi la vita invece che accettare la grazia da parte dell'”homo novus” che avanzava, ovvero lo stesso Cesare, suo avversario politico. Per lui la libertà contava più della sua stessa vita.

Proprio per questa sua caratteristica padre Dante lo mette nel Purgatorio, e lo immortala con la famosa terzina:

…libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta. (Purg. I, 71).

Il concetto di “libertà” è sempre stato molto dibattuto nel corso della Storia, e la Filosofia contemporanea in particolare se n’è occupata a lungo. Per Kant la libertà riguardava un soggetto universale ed astratto, ma de-socializzato e de-storicizzato i cui  imperativi  erano totalmente astratti. Fichte, contemporaneo di Kant, capì che la libertà kantiana, presupponendo l’esistenza dogmatica della “cosa in sé”, rappresentava un presupposto  dogmatico della immodificabilità del mondo. Lui, al contrario riteneva che la libertà è sempre relazionabile alle singole situazioni,  ossia è un concetto sempre determinato. Ad esempio, per chi sta morendo di fame è poter mangiare e bere, e non “libertà di parola”. Al centro dell’analisi filosofica c’è il bene, la verità, non la libertà. Hegel di quest’ultima ne parla profusamente in diverse opere ed in particolare nei “Lineamenti di filosofia del diritto” chiarisce bene il concetto, recuperando quello di Platone ed Aristotele e inserendo l’individuo nella vita pubblica concreta. La società civile non è il luogo della competitività degli individui aventi la libertà di mandarsi in rovina a vicenda, perché per Hegel la comunità deve mettere in campo quelle radici etiche (come la scuola pubblica che deve dare pari opportunità a ciascuno di evolvere). La libertà è una relazione fra individui egualmente liberi, ma per essere egualmente liberi non basta avere la possibilità liberale di non nuocersi a vicenda, bensì ci devono essere anche i diritti di ciascuno (materielle Rechte), per primo il diritto all’esistenza, poi altri quali la sanità, l’istruzione, il lavoro (diritto-dovere quest’ultimo) e non ultimo il diritto al sostentamento. Gli individui, dunque, sono liberi nella misura in cui si realizzano nel quadro della comunità.

Il virus e la paura di morire

Per venire dunque ai nostri giorni, la massima che si sente spesso in base alla quale la “mia libertà finisce dove inizia la tua” non è che un vuoto assioma. Semmai è la tua paura che deve finire dove inizia la mia libertà. Il concetto di “libertà” viene oggi declinato come diritto di non essere contagiato, come diritto alla “salute” e non come diritto di scegliere. La salute viene messa come bene universale e necessario, scambiando un valore del singolo, o un suo bisogno psicologico, con un obbligo dell’intera comunità. Il che è un falso principio. E questo al di là dei veri e propri isterismi a cui stiamo assistendo in questo periodo, in cui stiamo vedendo scene che fino a un paio di anni fa chiunque avrebbe giudicato insensate (gente che aggredisce chi, da solo all’aria aperta, cammina senza mascherina, droni che inseguono persone in spiaggia, abusi di tutti i tipi da parte delle “forze dell’ordine”, ecc.). Ricordo solamente che in nome della libertà centinaia di milioni di persone nella storia hanno sacrificato la propria vita, mettendola al di sopra della propria incolumità o salute.

E ciononostante non si può ugualmente far assurgere la libertà a bene universale e necessario. Tu ti senti libero ad indossare un’inutile mascherina all’aperto (il virus più terribile che la storia ricordi, a detta dei media di regime, si ferma in pratica con una mutanda), quando sei distante dagli altri? Fallo pure se ti fa sentire “sicuro”, ma questo non comporta che lo debba fare anch’io necessariamente, perché non ti nuoccio in alcun modo. Se ti vuoi vaccinare, credendo che questo ti protegga dal virus, fallo pure. Questo non vuol dire che lo debba obbligatoriamente fare anch’io, visto che il “vaccino” (più correttamente farmaco sperimentale) non impedisce che un vaccinato possa trasmettere il virus agli altri, bensì, “effetti collaterali” a parte, dovrebbe innescare nell’organismo dell’individuo (tramite la famosa proteina spike) una reazione anticorpale tale da proteggerlo dal virus. Il tutto con una probabilità che ciò avvenga, che varia da individuo ad individuo e che, al massimo (a seconda del “vaccino”), può arrivare a poco più del 90 per cento dei casi. Questo senza contare il fatto che molti illustri scienziati ritengono che i dati forniti a tal proposito dalle case farmaceutiche sono ampiamente falsati.

Il vaccino panacea miracolosa

Il vaccino, questa moderna panacea contro i mali che affliggono l’umanità (non solo contro il Covid-19), è recentemente al centro dell’attenzione mediatica internazionale. Le multinazionali del farmaco in uno slancio di “generosità”, come non ce n’erano stati prima, si sono buttate a capofitto per trovare la pozione magica salvifica. E, quel che più è stato lodato, in pochissimi mesi l’anno trovata. Peccato però che non abbiano avuto, a quanto pare, l’accortezza di testare tale “arma da fine di mondo”. Un vaccino (e questi trovati non lo sono in senso stretto, perché in realtà si tratta di veri e propri farmaci) necessita di un periodo di test variabile, fino a dieci anni. Ma mai inferiore ai tre. Solo per fare un esempio l’AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome), derivante dal virus dell’HIV (Human Immunodeficiency Virus), non ha a tutt’oggi visto un rimedio definitivo. E questo dal lontano 1981, allorquando venne alla ribalta per la morte sospetta di cinque omosessuali a Los Angeles (il virus aveva scelto l’uomo come suo “ospite” molti anni prima in realtà). In pratica ancora non esiste un vaccino in grado di sconfiggere questo virus. Quindi come si possa affermare che in pochissimi mesi si sia trovato il rimedio per il Covid-19 rimane un mistero, tant’è che le stesse case farmaceutiche non permettono di sapere esattamente il contenuto dei vaccini, e hanno chiesto l’immunità in caso di “eventi collaterali avversi”.

Ma servono questi vaccini? A detta di molti studiosi no. Fra i numerosi di casa nostra a sostenerlo ci sono il dottor Stefano Montanari, laureato in Farmacia con una tesi in Microchimica, e sua moglie Antonietta M. Gatti, fisico e microbiologa che si occupa da anni di nano patologie. Ma oltre a loro ci sono la dott.ssa Loretta Bolgan, laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, con un dottorato di ricerca in Scienze farmaceutiche, e il dottor Francesco Oliverio, psichiatra e pneumologo.

D’altra parte non ci vuole un genio nel campo medico per capire che ciascun individuo reagisce tanto ai virus, quanto ai vaccini o medicinali in modo completamente differente. Quel che può far bene a te, per intenderci, può far male a me. Per questa ragione sarebbe importante, prima di iniettarsi qualsiasi vaccino, fare analisi specifiche per vedere se il nostro organismo non possa risentire del contenuto che ci andiamo ad iniettare.

Vaccino miracoloso vs aspirina

A questo proposito l’argomentazione di quanti affermano: “Eh, prendono qualsiasi medicina che nel bugiardino ha un innumerevole elenco di effetti collaterali possibili, ivi inclusa la morte, perfino nella comune aspirina, e poi non si fidano di un vaccino (sempre salvifico)”. Oppure: “Eh, ma vuoi mettere? In percentuale quante sono le possibilità che il vaccino ti possa nuocere paragonate a quelle in cui questo non accade? Non c’è paragone!”. Già, piccolo particolare, però, che anche fosse solo uno il caso avverso, già basterebbe. E questo in base a quel principio di precauzione che sembra improvvisamente essere passato di moda. Anche un solo morto deve bastare. Anche perché quel morto potremmo essere noi stessi. Riguardo alla prima “boutade” si può semplicemente far notare che mentre quando si firma un consenso per, ad esempio, farsi iniettare il liquido di contrasto per fare una TAC, cosa c’è nel liquido lo si sa eccome, ed è stato ampiamente testato. Al contrario, qui, non si sa minimamente cosa ci si sta iniettando in vena e, soprattutto, non se ne conoscono le reazioni possibili a medio-lungo termine. Inoltre qui si prospetta l’obbligo vaccinale, chiedendo nel contempo l’immunità per chi deve iniettare il vaccino. Perché mai? Basterebbe farsi questa semplice domanda per capire che c’è qualcosa che non va. Inoltre, visto che a detta della stessa OMS, il vaccino servirebbe per proteggere noi, ma non gli altri dal pericolo che li possiamo contagiare, allora perché i vaccini obbligatori? Perché dovrei iniettarmi in vena qualcosa di cui non si può sapere il contenuto (è stato firmato un contratto a questo proposito fra le case farmaceutiche e la UE e gli altri Paesi) se questo non mi consente di tornare alla vita di prima? E se io preferissi morire a causa del Covid, perché non sarei libero di farlo? Forse perché darei il “cattivo esempio” agli altri? Non voglio parlare delle famose “varianti”, che si producono proprio perché si sta vaccinando. Che non si vaccini durante un’epidemia lo dicono tutti i virologi. Questo perché con il vaccino, il virus, sentendosi attaccato dagli anticorpi, per sopravvivere muta, generando appunto le varianti (non coperte dal vaccino che è stato messo in giro per il mondo in questo periodo. A questo proposito vedetevi il video della dottoressa Bolgan messo sopra). Ma la cosa ancora più pericolosa a seguito delle vaccinazioni in atto è la possibilità della comparsa delle cosiddette “chimere”, ossia nuovi virus che con quello di partenza non hanno nulla a che vedere e che, pertanto, non si conoscono con tutte le conseguenze del caso.

Un capitolo a parte spetterebbe alle cure domiciliari, che ci sono e funzionano se la malattia viene presa nei primi stadi, ma che vengono demonizzate e messe alla berlina. Come nel caso del dottor Mariano Amici. Oppure a terapie ospedaliere come il plasma iperimmune usato dal dottor De Donno.

Eh, ma in Israele…

Israele, come il Cile e, ora, la Gran Bretagna, vengono portati come esempi di successo della campagna vaccinale mondiale. Mi soffermerò brevemente solo sul primo caso, per non allungare ulteriormente questo lungo pezzo. Israele, circa 9milioni di abitanti in tutto, ha visto salire vertiginosamente il numero delle morti proprio dopo l’inizio della vaccinazione di massa, passando a fine gennaio, dai 5mila morti per Coronavirus in tutto l’anno precedente, a circa 6mila e 200, in un solo mese, per effetti collaterali del vaccino. Ma come mai questo Paese ha deciso di vaccinare tutti in così breve tempo? Forse perché il primo ministro Benjamin Netanyahu ha firmato un contratto con la Pfizer che prevede la quasi totalità della popolazione vaccinata in pochissimo tempo? E questo in quanto che il Paese ha la singolare caratteristica di essere un caso più unico che raro, giacché la popolazione è catalogata da un punto di vista sanitario, grazie ad un gigantesco database centralizzato. In pratica i dati sanitari di ogni cittadino sono tutti registrati. Quale migliore occasione per testare un farmaco sperimentale, come in un gigantesco laboratorio con 9milioni di cavie? Neanche durante il nazismo. La storia alle volte usa la pena del contrappasso.

 

Il virus per distruggere la piccola e media impresa

Sul fatto che il virus abbia origine artificiale oramai non c’è più dubbio. Lo aveva detto il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, scopritore dell’HIV. E per questa affermazione era stato messo alla berlina da parte dei media di mezzo mondo (si era mostrata una sua foto, durante un’intervista, dove si vedeva una bottiglia di vino poggiata su un camino alle sue spalle. Ovviamente facendo capire che fosse un ubriacone) e da “illustri” scienziati (o presunti tali, solo per il fatto di comparire ogni giorno sui media nostrani) di parere contrario. Salvo poi “ricredersi” quando la cosa è apparsa evidente. Ovviamente si dice che il virus, in ogni caso, era probabilmente sfuggito di mano a qualche scienziato “distratto”.

Ovviamente a una “svista” neanche un bambino delle elementari crederebbe. E infatti

Ma allora il virus a cosa serve? Beh, a dirlo, senza oramai neanche più nascondersi, sono i signori dell’élite mondiale, riunitisi a Davos lo scorso gennaio. Occorre passare ad un Nuovo Ordine Mondiale. Il che vuol dire la trasformazione dell’industria classica a favore della digitalizzazione e del falso “green”. Dico falso perché, in realtà, le industrie “green” non esistono, e i loro possessori sono gli stessi che posseggono quelle “classiche” e “inquinanti”. La corrente utilizzata per caricare (dove?) le auto elettriche secondo voi da cosa è prodotta? “Beh, dall’eolico e dal solare”, direte voi. E invece no! Nella stragrande maggioranza è prodotta proprio dalle vecchie centrali a carbone o lignite (ancora più inquinante), o dalle centrali nucleari in quei Paesi che l’energia la producono anche così (come la Francia, per rimanere vicino a noi). Per fare un esempio di quanto ancora sia lontanissimo il “miraggio” della corrente prodotta dall’eolico e dal solare basti pensare che la Germania, Paese che dell’eolico in particolare ha fatto un vero e proprio vessillo dopo la cosiddetta dell’Energiewende (la svolta energetica con l’abbandono del nucleare) decisa nel 2011 dopo il disastro di Fukushima, in Giappone, produce solo il 25 per cento circa del suo fabbisogno energetico da questo settore. Eppure la “locomotiva d’Europa” è disseminata di pale eoliche. Per non parlare del fatto che non esistono ancora batterie atte a conservare l’energia prodotta per lungo tempo, prima di essere utilizzata. Ogni anno l’asticella del raggiungimento degli obiettivi auto-stabiliti (a parole) della limitazione delle emissioni dannose nell’aria viene spostata sempre più in là, perché non vengono mai rispettati. E ora si sta pensando di tornare al nucleare con i reattori a doppio fluido, ossia quelli che sono montati sui sottomarini ad energia nucleare. Nel mondo ancora i prodotti energetici chimici del carbone, del petrolio e del gas forniscono più di quattro quinti dell’energia per l’umanità (81,1 per cento).

Tuttavia il virus serve a favorire un cambiamento a favore della grande produzione. La piccola e media impresa dovrà sparire dalla faccia della terra, tranne qualche piccolissima nicchia di eccellenze di cui anche le élite economiche del pianeta si vogliono servire perché sarebbe impossibile stravolgerne la produzione senza intaccarne la qualità. Tutti gli altri o si dovranno adeguare, facendosi inglobare dalle multinazionali, oppure saranno strozzati e poi comprati per due soldi. Dovranno rimanere solo i grandi gruppi. Tutto è stato ben calcolato, minimo dal 2015, ma secondo me da ben prima. Alla fine la gente, stremata dalle non casuali chiusure ad organetto, o lockdown per usare un termine “moderno”, che altro non servono che a far fallire le piccole medie aziende appunto (e non per la salvaguardia sanitaria della popolazione. Qui al minuto 2:47 circa), sarà costretta in un primo momento a vendersi ciò che ha risparmiato per sopravvivere. Poi, finiti i soldi, per evitare inevitabili ribellioni, verrà concesso dalle élite un obolo, o reddito universale di cittadinanza che dir si voglia, per sopravvivere e con cui comprare i prodotti che le stesse élite producono. Le proprietà private, altra cosa a cui mirano, non dovranno più esistere e tutto dovrà essere affittato dai grandi gruppi. Per questa ragione viene propagandata in continuazione dai media di regime la storiella (peraltro falsa e smontata in poco dalla Rete) che le vecchie professioni rendevano “infelici” gli individui, che invece ora, con la pandemia, sono costretti a fare lavoretti da studentelli liceali per quattro soldi, ma ovviamente“felici”. Come i servi della gleba di una volta. Tutto questo è stato ben chiarito dalla monetarista Nicoletta Forcheri.

Il virus come metodo d’educazione

Bisogna “abituarsi” all’idea del virus. E per farlo, oltre ai vaccini, servono quei feticci che sono le mascherine, oltre al “distanziamento sociale” (parole non casuali, usate invece di distanziamento fisico). Gli individui che “lavorano da remoto” (quelli che lo possono fare) sono isolati e più deboli, proprio perché divisi. Sono anche controllabili, perfino con software appositi, come mette ben in evidenza lo storico e docente di Filosofia Pietro Ratto. Inoltre la censura cade come una mannaia su chiunque tenti di rompere il muro d’omertà che è stato creato attorno alla narrativa del Covid o metta semplicemente in dubbio il pensiero del mainstream. Io stesso, nel mio piccolo, sono stato più volte censurato da Facebook, con minaccia di chiusura del mio account per “violazione delle norme della community” (non specificate ovviamente). Proprio per questa ragione ho deciso di acquistarmi uno spazio web indipendente, o meglio tale finché i server che mi ospitano lo permetteranno. Se date fastidio, a qualsiasi titolo, nel mondo del digitale basta un click per farvi sparire. Esemplari le chiusure prima degli account Twitter e Facebook di Donald Trump, quando ancora era Presidente, o la cancellazione (poi ritirata) del canale Youtube di RadioRadio o quella più recente del canale di Byoblu (a quanto sembra definitiva). Google, il più potente motore di ricerca usato al mondo, potrebbe farvi sparire dai risultati di ricerca o celare a voi informazioni che state cercando.

Pensateci, un domani potreste essere voi la prossima vittima senza più voce per esprimere il vostro pensiero. È sempre una questione di… libertà.

 

Il ballo del Limbo

Il ballo del Limbo

I diversamente giovani come il sottoscritto (e, ovviamente, anche quelli nati prima) ricorderanno un ballo nato nell’isola di Trinidad, ai Caraibi, che andava molto di moda in tutte le feste a partire dai primi Anni Sessanta, anche grazie alla musica orecchiabile e ritmica di un pezzo dei “Champs”, reso ancor più celebre da Chubby Checker con il titolo Limbo Rock.

Ebbene tale ballo consiste nel passare a ritmo di ballo sotto un’asticella sorretta o da altri partecipanti al ballo medesimo o da appositi sostegni. Ad ogni turno ciascun ballerino dovrà, senza toccare l’asticella medesima o il terreno con la schiena, passare sotto tale ostacolo posto di volta in volta più in basso. In pratica si tratta dell’opposto di quanto  avviene in atletica con l’asticella del salto in alto o del salto con l’asta, dove invece di essere abbassata l’asticella viene posta sempre più in alto per passarci al di sopra senza toccarla.

Questa è l’immagine che mi viene in mente, a me noto complottista di terz’ordine, in merito alla storia, dal mio punto di vista molto divertente, dei vaccini salvifici che in tutti i Paesi si vedono come la panacea a tutti i problemi che la “pandemia” sta causando al mondo. O meglio, si vedevano come tali. Già, perché i meno attenti non ricorderanno come lo scorso anno, nel pieno del panico derivante dalle morti e dall’incertezza su come avvenissero i contagi del virus, si iniziò a parlare del vaccino come il solo mezzo per liberarci da questo immenso incubo e tornare alla “normalità”. Quando poi i vaccini, prodotti a tempo di record, sono arrivati, si è iniziato a dire che nonostante la vaccinazione non si potrà arrivare ad una vita “normale”, come quella di prima. Occorrerà continuare a portare la mascherina e il cosiddetto distanziamento sociale. Questo, dicono i ben informati (oramai chiunque spara opinioni e notizie in proposito a qualunque cosa), perché il vaccino proteggerebbe chi lo fa, ma non gli altri da un possibile contagio (immagino per tocco “divino”, visto che gli anticorpi non dovrebbero rendere nessuno più contagioso). Ad ogni modo la cosa che trovo più interessante non è questa, visto che personalmente non intendo affatto vaccinarmi (e se mai dovessero obbligarmi anche solo per prendere i mezzi pubblici spero di potermi fare quello russo “Sputnik V”), quanto invece il fatto che i vaccini sembra che non bastino per tutti e che, a causa di questo fatto misterioso, i tempi di un “ritorno alla minima normalità” si allungheranno di conseguenza.
In parole povere, non credo che i vaccini non ci siano (fuori dall’Europa ci sono eccome, oltre al fatto che ci sono brocker europei che li hanno e li vendono solo al di fuori dei confini della UE, per espresso divieto). Al contrario penso che si vogliano allungare sempre di più i tempi dell’inutile vaccinazione (le varianti si diffondono e rendono inutile qualsiasi vaccino. Mentre non si dice che basterebbe curare i  sintomi, visto che le cure ci sono e sono a bassissimo costo) per dare più tempo a chi di dovere di far fallire le piccole e medie imprese e impoverire la gente che non trova più lavoro. Il Grande Reset di Davos a questo serve. Un solo anno di finta pandemia (ho già spiegato altrove perché “finta”) non è sufficiente a portare a compimento tale operazione. Occorre continuare con le aperture ad organetto (fatte per ridare una tenue speranza di vedere la fine dell’incubo), salvo poi richiudere tutto dando la colpa ora all’irresponsabilità dei giovani o dei vacanzieri, ora all’ennesima variante proveniente da chissà dove, che causano la terza, poi la quarta, la quinta ondata e così via. Tutto ovviamente condito da false o parziali notizie diffuse a profusione dai media complici e servi del grande potere.

L’asticella si avvicina sempre più verso il terreno e a tempo di Limbo si scende sempre più, ma ancora non tutti se ne stanno rendendo conto.

 

 

 

Delle streghe cattive e di altre favole

Delle streghe cattive e di altre favole

C’era una volta una strega cattiva…, o meglio ce n’erano due. Così potrebbe iniziare la nostra storia. Oppure: in un mondo futuro, manco tanto lontano, c’era una bella principessa addormentata nel bosco. Il suo nome era Italia. 
La povera meschina viveva in povertà assoluta, vessata dalla mattina alla sera da un migliaio di orribili nanetti,  servi sciocchi,  o utili idioti che dir si voglia, delle due regine.
Ogni volta che la principessa stava per essere svegliata da un principe che passava nel bosco,  ecco che le due streghe cattive, ora l’una ora l’altra, provvedevano a farla ripiombare in un sonno profondo facendola pungere dai nanetti con un fuso dalla punta avvelenata. A tempi irregolari le due perfide vegliarde le inviavano finti principi che, con le labbra avvelenate, la baciavano fingendo di volerla liberare dal gioco perverso di sottomissione e in realtà facendola piombare ogni volta in uno stato catatonico sempre più profondo. 
Un bel giorno la principessa più potente (che aveva generato l’altra con lo scopo di occuparsi dei territori lontani in una regione chiamata Europa) decise che era arrivato il momento di mandare un essere molto potente, al suo servizio,  per finire definitivamente di soggiogare la bella addormentata. Questo essere aveva le sembianze di un Drago che sputava fiamme dalle narici ed era circondato da otto fedelissimi che gli facevano da scudieri.
La seconda strega cattiva (quella un po’ meno potente, per capirci) che si chiamava UE e le sue aiutanti, Alemanna e Franzosa in primis, pensarono erroneamente che il Drago fosse stato mandato per dare loro una mano a sottomettere la bella addormentata. Ma in realtà non avevano capito un bel niente. In realtà egli era l’inviato della strega più potente, il cui nome NOM faceva rizzare i capelli in testa per la paura al solo nominarlo, e di quest’ultima doveva portare a termine gli ordini,  fregandosene bellamente delle aspettative di UE e delle sue servitrici. 
Proprio questa, però, era la ragione per la quale agli occhi sognanti di Italia (e non avrebbe potuto essere diversamente, sennò che bella addormentata sarebbe stata!) sembrava essere l’eroe salvatore della Patria. Così ad ingannarsi erano in due: la meschina che versava in un letto di dolore e sangue, e la strega UE e le sue servette.
Alle volte le speranze giocano brutti sogni e il sonno della ragione genera incubi, oltre che mostri.
Il seguito della favola ve lo racconto un’altra volta. Intanto vado sulle tombe dei fratelli Grimm e di Basile per farmi perdonare.
Speriamo che siate indulgenti anche voi!
G
M
T

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Il circo della narrazione corrente

Il circo della narrazione corrente

Un grande circo. Solo questa è l’immagine che userei per definire l’attuale momento politico italiano. La frenetica corsa dei “partiti” (sarebbe opportuno chiamarli così solo in virtù del participio passato del verbo partire, ossia nel senso che sono belli che andati… da tempo oramai) a salire sul carro del vincitore, quel Mario Draghi di cui ho ricordato la figura qui, è uno spettacolo di una tristezza unica e palesa completamente il vuoto cosmico in cui è precipitata la Politica in Italia. Nessuno escluso. La finta opposizione manifestata da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, entrata nell’Aspen Institute, è solo che funzionale a non far dire che il “salvatore della Patria” ha ottenuto un consenso bulgaro, da Paese governato da un sistema dittatoriale, mascherato da democrazia.

Esempio lampante di questo circo è la finta “riflessione” di Beppe Grillo, un comico che si è da tempo venduto a quegli stessi poteri forti che, un tempo, diceva di voler combattere. Il partito da lui creato (cui inizialmente avevo aderito anch’io,  ed è stata la prima e l’ultima volta in vita mia che ho fatto una cosa del genere, illudendomi che fosse realmente “rivoluzionario”) è stato funzionale al “sistema”. E questo per convogliare la rabbia della gente nei confronti di una classe politica oramai completamente inconsistente e perpetuatrice del proprio potere,  ai danni dell’interesse reale del popolo che gli aveva dato il proprio consenso (quando era stato possibile votare, cosa praticamente oramai inutile per la qualità dei possibili rappresentanti, oltre che una forma di democrazia, tale o  presunta, praticamente proibita nel nostro Paese). Ebbene Grillo ha detto di aver trovato sorprendentemente un “grillino” in Draghi, chiedendo, durante il colloquio avuto con quest’ultimo, un “ministero per la Transizione ecologica”.

Si potrebbe obiettare che non si capisce (in realtà la ragione si comprende benissimo, come spiegherò fra poco) il motivo per il quale i 5 Stelle non lo hanno fatto direttamente loro, visto che sono stati al Governo dal 2018. Ma la risposta è molto chiara e logica, almeno per me. E la ragione è molto semplice. Quella di Grillo non è altro che una pantomima, giacché la sua “richiesta” non è altro che la spinta che il Nuovo Ordine Mondiale, ossia quello di Davos e del “Great Reset” (non è complottismo, visto che è tutto pubblico), vuol far passare attraverso il messaggio che la nuova economia “green“, quella preparata con Greta per capirci, è imprescindibile e auspicabile, perché il futuro non può che andare in quella direzione. Ossia verso la digitalizzazione e il cambiamento dell’industria in una forma -dicono loro- di eco-compatibilità e sostenibilità ambientale. Ovviamente non è così. La nuova industria (sempre loro) inquina tanto quanto quella classica. Almeno allo stato attuale delle cose. Ma sicuramente tende alla sostituzione della manodopera umana con le macchine. Queste ultime lavorano 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Non bisogna pagargli uno stipendio, non si ammalano, non scioperano, sono estremamente efficienti e il loro costo si ammortizza in tempi molto brevi. 

L’annientamento della piccola e media impresa

Questo causerà una vera e propria ecatombe nelle fila dei lavoratori che, di conseguenza, andranno a riempire il bacino dei disoccupati, molto spesso con famiglie a carico. Altra operazione che si sta facendo in parallelo è la distruzione della piccola e media impresa, attraverso le chiusure forzate (i vari  lockdown) dovute, così dicono loro, per il dilagare della “pandemia”. A proposito di quest’ultima, come ha fatto giustamente notare l’ex ministro Antonio Martino (qui, dal minuto 9:17 circa), la si può definire tale? La domada è più che plausibile, visto che la “Spagnola”, all’inizio del secolo scorso, causò circa 50milioni di morti con una popolazione mondiale di circa 1miliardo e 400milioni di persone, mentre oggi il Covid ha fatto circa 2,36milioni di morti (ammettiamo pure per causa diretta) a fronte di 7miliardi e mezzo di abitanti.

Un “salvacondotto” sanitario

Allora le chiusure forzate a cosa servono? In Germania è venuto fuori uno scandalo (che non è stato minimamente pubblicizzato sui media mainstream), grazie alla versione domenicale del quotidiano “die Welt”. In base alle informazioni della redazione di Colonia, venuta in possesso di circa 200 pagine di corrispondenza interna, ottenute dagli avvocati nel corso di una controversia legale (tutt’ora in atto), che coinvolgono il ministero degli Interni e il prestigioso Robert Koch Institut, oltre a molti scienziati di diversi altri istituti di ricerca e Università. Ebbene, il Ministero avrebbe incaricato i ricercatori dell’Istituto e delle altre istituzioni di creare un modello di calcolo sulla base del quale il ministro Horst Seehofer (CSU), ha giustificato le dure misure per il Coronavirus per scopi politici nella prima ondata della pandemia, nel marzo 2020. In uno scambio di e-mail il sottosegretario di Stato, Markus Kerber, chiedeva ai ricercatori contattati di elaborare un modello sulla base del quale pianificare “misure preventive e repressive”. Secondo la corrispondenza, gli scienziati hanno lavorato in stretto coordinamento con il Ministero e in soli quattro giorni hanno sviluppato i “motivi giustificativi” in un documento che era stato dichiarato segreto, che è stato distribuito tramite vari media nei giorni successivi. È così che era stato calcolato uno “scenario peggiore”, secondo cui più di un milione di persone in Germania sarebbero potute morire a causa del virus, se la vita sociale fosse continuata come prima della pandemia.

La chiusura forzata serve dunque a questo (e non a contenere i contagi, visto che sui mezzi pubblici si viaggia comunque stipati, praticamente ogni giorno in ogni nazione): a far fallire intere categorie lavorative. In Germania si calcola che già ora un’impresa su cinque è già bella che fallita. E stiamo parlando di un Paese che ha ampiamente fornito sussidi economici (almeno durante la scorsa primavera) alle imprese messe in difficoltà dalle chiusure forzate. Figuariamoci in Paesi come l’Italia, dove gli aiuti sono stati praticamente inesistenti, almeno nella maggior parte dei casi.

La vita prossima futura

E allora? Dopo il fallimento della piccola e media impresa, cosa accadrà? Beh, la gente inizierà ad attingere ai propri risparmi (c’è chi già lo sta facendo) per poter sopravvivere, poi toccherà ai beni immobili (l’Italia in particolare è il Paese che europeo che ha più risparmio privato, che ammonta a circa 9mila miliardi tra denaro e proprietà immobiliari). I grandi gruppi a quello mirano e in cambio, per non far ribellare la gente, le verrà concessa una sorta di paghetta (chiamatelo pure reddito di cittadinanza universale, o come volete) che permetterà alle persone di sopravvivere e di comprare le merci prodotte dai giganti trasnazionali. Il tam tam per far abituare all’idea del nuovo regime è già partito, facendo passare l’idea falsa che non possedere nulla in cambio di una sicurezza sanitaria (ovviamente obbligando le persone a vaccinarsi per poter compiere le più normali attività sociali, come prendere i mezzi pubblici, o frequentare cinema, teatri o anche prendere un aereo per i viaggi più lunghi) è bello e naturale, perché si può usufruire di tutto affittandolo. Da chi? Ma da loro, ovviamente. Le persone non dovranno possedere più nulla. Fa fico (ve lo stanno istillando su tutti i giornali “di regime”) fare il rider per consegnare pizze tutto il giorno, piuttosto che avere il vostro “vecchio” lavoro. Anche se avete 50 anni. Perché dovete essere precari a vita e vi dovete abituare all’idea. Neanche il denaro contante ci dovrà più essere. Con la moneta digitale (che viene detto conviene per evitare i contagi con lo scambio di cartamoneta, oppure per l’altra panzana del controllo dell’evasione fiscale) saremo tutti sotto controllo in ogni momento. Di noi si saprà sempre dove siamo, cosa facciamo e quando lo facciamo. Inoltre ci si potrà chiudere il rubinetto in qualsiasi momento, lasciandoci in povertà assoluta (cosa si può fare quando una banca ci nega l’utilizzo della carta di credito o del pago-bancomat, o il trasferimento elettronico di denaro?), oltre che essere messi alla pubblica gogna come individui pericolosi per la società se non si rispettano le “regole” imposte dal sistema (cosa che regolarmente già avviene in Cina, uno dei due grandi poli del Nuovo Ordine Mondiale). Il tutto tramite applicazioni sul cellulare o sul computer, se lavorate da casa (smart working è bello e fico), oppure con un chip sottopelle, come sta già avvenendo in Svezia, dove, guarda caso, la “pandemia” ha colpito molto poco e la gente (al contrario di quello che vi raccontano giornali e tv) gira quasi del tutto liberamente. Chissà com’è!

Ebbene, di fronte a questo mondo che ci aspetta, che senso ha ancora discutere di Grillo, i 5 Stelle o Salvini? La risposta datevela da soli.



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