Unire i puntini: il piano globalista per la distruzione dell’Europa

Unire i puntini: il piano globalista per la distruzione dell’Europa

Una volta, penso che ci siano ancora pur se non ne ho più comprate da tempo, sulle riviste di enigmistica c’era un giochetto che mi piaceva molto fare: unire i puntini. Con una penna (o una matita se si voleva avere la possibilità di cancellare qualche piccolo errore) si dovevano unire i puntini disegnati in un quadrato o un rettangolo, più o meno grandi, fino a “svelare” una figura disegnata con tale unione.

Deve essere per questo che mi è sempre piaciuto anche con la realtà che mi circonda fare lo stesso cercando di svelare quello che oggi sembra essere un vero e proprio piano globalista.

“Eh, ma non sei scientificohhhhh! Devi avere le prove per affermare certe cose! Il bravo giornalista procede così!”. Mi pare di sentirli molti fautori del pensiero rigoroso (alcuni anche miei amici personali) ad ogni costo. Ma spesso la visione d’insieme è più importante delle nostre conoscenze dirette.

Erodoto, il grande storico greco, usava due distinti verbi per descrivere i fatti storici: εἶδον (èidon): il verbo greco per “vidi”, passato del verbo ὁράω (vedo), usato per dichiarare di aver visto con i propri occhi, e λέγεται (lègetai): dal verbo λέγω (dire) “Si dice”, per espressioni usate per riportare una tradizione o una notizia senza garantirne la veridicità assoluta (per chi volesse approfondire l’origine semantica precisa del termine “storia”, metto in calce i vari passaggi linguistici).

Ebbene il contenuto di questo articolo è basato solo su mie supposizioni. Purtuttavia tali supposizioni sono basate su fatti concreti, realmente accaduti, e che quindi, in quanto tali, sono verificabili da chiunque. L’unica cosa che non troverete direttamente è l’eventuale strada che li possa legare tutti assieme in quello che molti descriverebbero come un “piano da complottisti”. Ebbene sì (ma questo si sa già o si è potuto capire nel corso di questi anni in cui ho scritto un po’ su tutto) io posso dire di rientrare nella categoria dei cosiddetti “complottisti” o “complottari”, come molti in tono spregiativo amano chiamare le persone come me. Ma di questo me ne importa il giusto, ossia niente.

 

Fase uno: la creazione della UE e della moneta unica

Riassumiamo i fatti: che il mondo non stia passando i suoi giorni migliori è chiaro da un bel po’ di anni a questa parte. In particolare per noi europei la cosa è, o meglio, dovrebbe essere abbastanza evidente (uso il condizionale perché, al contrario, per moltissimi l’Unione Europea rappresenta il “migliore dei mondi possibili” di leibneziana memoria. Dall’ormai iconica frase (di sintesi giornalistica) di Romano ProdiLavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più”, i cui concetti furono estrapolati da sue dichiarazioni rilasciate il giorno 12 febbraio 1998 e il cui tema era “l’accordo 35 ore ed euro” (dichiarazioni di cui è sparita ogni traccia dagli archivi Rai), alla conferenza stampa tenuta il 7 marzo 2013 dall’allora Governatore della BCE Mario Draghi, durante la quale dichiarò a chiare lettere che le riforme in Italia avevano il “pilota automatico”* (cioè indipendente dai singoli Governi e dalla loro volontà) fu come il passare di un attimo. Basterebbero questi due riferimenti, per non parlare del reverendo professor Mario Monti, a far dubitare di tanta fiducia nelle “Istituzioni” europee.

Perché ho citato questi episodi? Semplice, perché sono stati a mio parere un test fatto per saggiare l’eventuale ribellione di alcuni popoli, l’italiota appunto in testa, ad evidenti soprusi e iniquità imposti loro da parte di una classe politica e dirigente messa ad hoc per comandarli. Mentre in Italia s’imponevano misure draconiane per rispettare la famosa regoletta, inventata nel 1981 da Guy Abeille, un giovane funzionario del Tesoro francese sotto la presidenza di François Mitterrand e poi ratificata dal famigerato trattato di Maastricht del 1992, del deficit/PIL entro il 3 per cento, alla Germania si concedeva di sforare regolarmente la successiva regola (del 2011) con la quale si tentò di bilanciare i sacrifici chiesti ai Paesi in deficit: se i Paesi “poveri“ dovevano tagliare le spese, i Paesi “ricchi“ (con surplus sopra il 6 per cento) avrebbero dovuto, in teoria, essere monitorati per non danneggiare gli altri con una competitività troppo aggressiva.

Una palese presa per i fondelli, come si suol dire. Eppure gli italioti sono sempre stati ligi, anche quando il cosiddetto sforamento di spesa era nell’ordine dello “0,…”. In pratica siamo stati più realisti del re, facendo di continuo sacrifici che hanno impoverito le famiglie e il Paese nel suo complesso. Al contrario i tedeschi hanno continuato a fare un po’ come gli pareva, fregandosene alla grande dei limiti di esportazioni e bacchettando di continuo quegli scansafatiche e spreconi degli italiani.

Dunque, primo esperimento riuscito: gli italioti sono disposti a subire senza troppo ribellarsi e lamentarsi. Tanto poi gli diamo in pasto il calcio e finte battaglie sulla difesa dell’ambiente o di diritti civili (per altro a scapito di quelli sociali, ottenuti con anni di dure battaglie dalle generazioni precedenti) di minoranze, spesso a scapito di quelli delle maggioranze, su cui scannarsi.

 

Fase due: la Pandeminchia

Come non ricordare con gioia i bellissimi momenti passati a cavallo del 2019/2020? Tralascio, visto che ne ho ampiamente parlato in altri articoli, tutte le angherie subite da chi, come me, non ha voluto sottostare ai diktat imposti dai vari governi mondiali, o meglio forse sarebbe meglio dire da una parte di essi, visto che in posti come l’Africa, ad esempio, tali imposizioni hanno ben poco fatto presa. Probabilmente quest’ultima cosa sarà stata anche dovuta al fatto che le popolazioni africane sono abituate da lunghissimo tempo ad essere soggette ad esperimenti su larga scala per ogni sorta di malattie e soprusi (si veda a tal proposito il bellissimo servizio giornalistico dal titolo “Debito senza fondo” realizzato a suo tempo per Report (quando ancora si poteva vedere) da Paolo Barnard, uno dei migliori giornalisti che a parer mio abbiamo mai avuto in Italia. Almeno fino a quando gli hanno permesso di esercitare liberamente tale professione).

Durante tutto il periodo della “terribile malattia” Paesi come il nostro, la Svezia, la Nuova Zelanda o il Canada sono stati i capifila, chi per un verso, chi per un altro, di una serie di provvedimenti restrittivi di ogni genere a cui la popolazione si è per lo più sottomessa con reverenziale ubbidienza. Altri Paesi, come ad esempio la Germania, hanno visto meno persone disposte ad accettare restrizioni e soprusi del tutto ingiustificati.

Purtuttavia, anche in questa occasione, si è saggiata la resistenza delle singole popolazioni agli ordini imposti dall’alto.

 

Fase tre: la guerra in Ucraina

Il 24 febbraio 2022, con un discorso trasmesso in tv alle 4 del mattino (ora di Mosca), Vladimir Putin annunciò l’inizio della cosiddetta “operazione speciale” per la “smilitarizzazione e la denazificazione” dell’Ucraina. Non sto qui a specificare il fatto che in realtà i prodromi che hanno portato a questa “guerra non guerra” risalgano al periodo dei drammatici fatti di Piazza Maidan (conosciuti come Euromaidan) e gli spari sulla folla da parte dei cecchini. Il culmine della strage avvenne tra il 18 e il 20 febbraio 2014. Anche di questo ne ho già parlato (qui, qui e qui), quindi non mi dilungherò a riassumere tutto il discorso a tal riguardo.

Questo conflitto rappresenta la fase tre di un discorso unico: oltre a saggiare la creduloneria di tutta Europa circa le cause, i protagonisti e gli sviluppi del conflitto stesso, si è messo un atto un meccanismo “malefico” di sanzioni, ritorsioni ed angherie che ha portato ad uno iato a mio parere insanabile fra la Russia e il Vecchio continente (peraltro lanciando letteralmente la prima fra le braccia di altri attori internazionali, in primis la Cina). Inoltre ha portato l’intera Unione a finanziare apparentemente senza una fine temporale l’Ucraina stessa e il suo armamento. Tutto questo a scapito, naturalmente, di beni e servizi dei Paesi europei. Con quali risultati? Beh, si è visto bene: un disastro economico senza precedenti di questi ultimi e l’acquisto di ville, proprietà varie e cessi d’oro degli oligarchi ucraini, capo sniffolo in testa.

 

Fase quattro: la guerra in Iran

Oltre al discorso legato al progetto della “grande Israele” di cui ho già parlato, quindi legato ai cosiddetti “Epstein files” e gli ipotetici ricatti a danno del faccendiere Donald Trump (burattino di altri, ma non di certo stupido come l’opinione pubblica lo sta dipingendo), direi che qui in ballo ci sono anche questioni di denaro, legate alle importazioni e alle scommesse sui prezzi del petrolio, gas e materie prime varie e, non ultima, l’intenzione di danneggiare in primis (ma tu guarda un po’ il caso) ancora una volta l’Europa.

Questo è un conflitto annunciato da tempo, che aveva avuto i suoi prodromi durante lo scorso mandato del Presidente col ciuffo d’oro, allorquando con bombardamenti annunciati a presunte basi iraniane, sedi di postazioni per l’arricchimento dell’uranio, aveva chiuso la faccenda in breve spazio temporale. Quest’anno invece molte cose non sono chiare, ad iniziare dagli annunci degli attacchi, che sono stati preceduti pochi minuti prima da scommesse sull’andamento della guerra e del prezzo del petrolio da parte di grandi investitori finanziari, divenuti in tal modo ancora più ricchi proprio grazie a tali annunci.

Va tenuto conto del fatto che, al contrario di quello che viene fatto credere alla gente, per lo stretto di Hormuz ogni giorno transita solo il 20-21 per cento del consumo mondiale di petrolio, e di questo petrolio circa l’80 per cento è diretto verso i mercati asiatici (Cina, India, Giappone e Corea del Sud). Quindi non verso l’Europa. Per quanto riguarda il gas la situazione è analoga. Solo il 25–30 per cento di tutto il Gas Naturale Liquefatto (GNL) scambiato a livello mondiale passa per lo Stretto davanti l’Iran, e di nuovo solo il 15 – 20 per cento di questo quantitativo arriva nei terminali europei (Italia, Germania, Francia, Spagna). Una percentuale minoritaria rispetto alle necessità.

E quindi? Quindi al solito: i cagnolini europei rispondono agli ordini immediatamente. Finanziamenti all’Ucraina, sanzioni alla Russia, ovvero a se stessa visto che l’Europa non può di conseguenza usufruire dell’energia a basso costo che i contratti stipulati in passato le garantivano, e sono state imposte nuove restrizioni, questa volta di tipo energetico che implicano restrizioni di movimento, con tutto ciò che questa cosa comporta (lavoro da casa, chiusura di attività, aumento artificiale del costo dei carburanti, ecc.). Tanto per dire, il cherosene per gli aeroplani non proviene affatto da quell’area geografica del pianeta. Quindi la chiusura degli aeroporti e la cancellazione dei voli è un atto deliberato a tavolino senza una ragione concreta che lo giustifichi.

 

L’unione dei puntini: il piano globalista

Bene. Allora cos’hanno a che fare fra di loro questi avvenimenti? Apparentemente niente. Ma se si prova a vedere al di là del loro significato intrinseco di quell’“εἶδον”, allora si può passare ad un’altra visione delle cose.

Sono tutti puntini che fanno parte di un piano, stabilito a tavolino da molto tempo. Ogni Paese ha giocato un ruolo per testare la resistenza dei singoli popoli a questi eventi. Gli italioti sono fra i più obbedienti e meno ribelli. Come direbbe Ernst Jünger non sono predisposti alla fuga nel bosco. Con loro il “sistema” ha vita facile.

Direi che finora i test sono tutti ampiamente riusciti, a livello planetario. Lo scopo finale? Un governo mondiale, passando per una fase a blocchi d’influenza (in ogni blocco coesistono ambienti massonici contrapposti fra di loro, che si combattono e si spalleggiano a vicenda per arrivare allo scopo finale). Occorre arrivarci a tappe, aggiustando il tiro allorquando qualche cosa non procede esattamente come previsto per il piano globalista.

 

È il tempo dell’Europa

Marco Porcio Catone, passato alla Storia come Catone il censore, in un famoso discorso tenuto in Senato al ritorno da una missione diplomatica di arbitrato tra i Cartaginesi e Massinissa (re di Numidia) avvenuta nel 157 a.C. ebbe a dire la famosa frase: «Ceterum censeo Carthaginem esse delendam» («Per altro sono del parere che Cartagine debba essere distrutta»), riportata da alcuni autori come “Carthago delenda est”. Ebbene, ciò che io da complottista, perché non ho le prove (ovviamente), penso è che in questo periodo ci sia un piano preciso per la distruzione dell’Europa: Europa delenda est. Ovviamente non con le bombe, ma attraverso l’economia, la distruzione degli ambiti sociali, civili e culturali (e per questo contribuisce l’importazione in massa di “profughi”). Perché? Perché nel bene o nel male il Vecchio continente rappresenta pur sempre il pilastro su cui la civiltà occidentale si è basata per millenni. Se non si scardina questo tassello in modo sistematico sarà difficile che il piano globalista possa andare in porto in tempi “ragionevoli”.

Nel film cult del 1995 L’odio (La Haine), diretto da Mathieu Kassovitz, la voce narrante ripete in apertura e chiusura del film, riferendosi a quello che dice ad ogni piano un uomo che cade da un grattacielo, la frase: “Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”. I cittadini europei sono come quell’uomo, ma il duro asfalto li sta aspettando a pochi secondi di distanza.

 

 

* Il contesto era quello in cui Draghi stava rispondendo alla prima domanda della conferenza, posta da un giornalista che chiedeva se l’instabilità politica in Italia (dovuta alle elezioni di fine febbraio 2013) potesse influenzare negativamente i mercati e le riforme. La frase esatta fu: “You also have to consider that much of the fiscal adjustment Italy went through is now will continue going on on automatic pilot…“ Ossia: “Dovete anche considerare che gran parte dell’aggiustamento fiscale che l’Italia ha attraversato continuerà d’ora in avanti con il pilota automatico…“

 

 

Da Orao a Istor

Il passaggio non è diretto, ma avviene attraverso una “metamorfosi” della radice verbale. Ecco i tre gradini della scala:

I. La Radice Comune (*wid-) Tutto nasce dalla radice indoeuropea *wid-, che esprime l’atto del vedere. Da qui derivano il latino video e l’inglese witness.

II. Il “Vedere” che diventa “Sapere” (Oida) Il verbo greco per “vedere” al presente è horáō (ὁράω). Tuttavia, i greci usano la radice del vedere per formare il verbo “sapere”: óida (οἶδα).

  • In greco, óida è un “perfetto logico” che letteralmente significa: “Ho visto (nel passato), quindi ora so (nel presente)”.

III. La nascita dell’ Istor (Il testimone) Per trasformare un verbo in una persona che compie l’azione, si aggiunge il suffisso d’agente -tōr (lo stesso del latino -tor come in actor).

  • Radice *wid- + -tōr = *wid-tōr.

  • Per leggi fonetiche del greco antico, l’incontro tra la “d” e la “t” si trasforma in una doppia “s” o “st”, portando alla forma hístōr (ἵστωρ).

Conclusione: L’hístōr non è semplicemente un “sapiente” in senso astratto, ma è il garante, colui che ha assistito ai fatti. La “storia” (historía) è dunque l’atto di andare a interrogare questi testimoni o di farsi testimoni del mondo.

All’armi! All’armi! All’armi siam europeisti, terror dei putinisti…

All’armi! All’armi! All’armi siam europeisti, terror dei putinisti…

Seppur una parodia del testo (di Luigi Landi) della nota canzone del 1923 (derivata a sua volta dall’Inno dei Bersaglieri ciclisti) direi che queste parole ben identificano tutta la polemica che si sta facendo in questo periodo circa la corsa al “riarmo” del Vecchio continente.

Oramai non v’è trasmissione televisiva o radiofonica (uguale in quale Paese) o sito internet che non ne parli: a causa del cattivo Trump, che ha deciso di abbandonare la lotta per la vittoria dell’Ucraina contro la Russia e che minaccia di lasciare l’Europa sguarnita dalla difesa militare del “Grande fratellone americano”, occorre improvvisamente correre ai ripari. Dunque giù miliardi a gogo, come se diluviasse, come non ce ne sono stati mai per i servizi sociali (Sanità, Educazione, Infrastrutture e quant’altro necessiterebbe in ciascun Paese europeo). Ma si sa, ubi maior, minor cessat!

Come dicevo, tutto “sembra” esser scoppiato all’improvviso dopo i colloqui tenutisi negli States alla fine di febbraio fra il ciuffone biondo e i vari capi di governo dei maggiori Paesi dell’Unione Europea, oltre a quello della Gran Bretagna e a “sniffolo”, alias Volodymyr Oleksandrovych Zelenskyy, il comico ucraino.

Una bella pantomima, non c’è che dire, degna della migliore Commedia dell’Arte, dove tutte le maschere hanno inscenato uno spettacolo a favore di telecamera per il mondo intero. Ognuno ha fatto la propria parte: gli americani quella del “poliziotto cattivo”, tutti gli altri, ad iniziare da Keir Starmer, Primo ministro britannico, quella del “poliziotto buono”.

Ed è così che Ursula e tutti gli altri cagnolini hanno iniziato a latrare per sobillare le masse. Di fronte al pericolo che la Russia possa non fermarsi alla semplice conquista dell’Ucraina (pur combattendo, si sa da tempo, con zappe e pezzi riciclati di lavatrici), ma proseguire in una scorribanda in tutto il territorio europeo, perfino facendo abbeverare i cavalli cosacchi nelle fontane di San Pietro a Roma, occorre far quadrato e respingere l’invasore. Ma…, aspettate: c’è un problema! Abbiamo dato tutte le vecchie ferraglie all’Ucraina, per difendersi dal nemico. E ora come facciamo? Semplice, stampiamo moneta a gogo per fornirci di armi e fra una decina di anni saremo pronti ad affrontare il terribile nemico. Ovviamente, noi a Francoforte stampiamo e voi pagate.

Penso che neanche un bambino delle elementari potrebbe bersi una serie tale di cretinate, ma si sa, Pandeminchia docet, non c’è limite alla ebete creduloneria del militonto europeista. E proprio per questa ragione ometto di citare le minchiate varie che si stanno vedendo in giro portate avanti dalla narrativa dei lacché vari (tipo i kit di sopravvivenza per tre giorni) e monologhi su Ventotene vari…

Così, Krucklandia in testa (che ha cambiato appositamente la regola ferrea del pareggio di Bilancio scritta in Costituzione per l’occasione), tutti si sono detti disposti fin da subito a sborsare cifre da capogiro per arricchire le industrie di armamenti, europee e d’oltre oceano. Occorre fare sacrifici per difendere la Patria! Dunque fateli!

Già, perché quale occasione migliore per rinnovare il parco di armamenti che quella di una presunta difesa da un presunto pericolo, che dovremo pagare noi semplici cittadini per gli anni a venire? Ovviamente nessuna.

E così Trumpone ottiene un sollevamento economico per l’industria militare americana (sia per le commesse che riceverà, sia per il fatto che gli armamenti statunitensi possono essere usati tutti per fronteggiare il vero competitor degli States, ossia la Cina) e l’Unione Europea ha finalmente una scusa per formare il cosiddetto “esercito europeo”. Ora tutto sta a vedere a cosa servirà effettivamente tale esercito. Qualcosa mi dice che sarà utilizzato quasi esclusivamente contro i movimenti futuri di ribellione delle popolazioni europee stesse vessate dalle élite. La storiella della corsa all’arruolamento di giovani (e meno giovani) virgulti per la difesa dei confini patrii non regge nemmeno come barzelletta: ammesso e non concesso che ne trovassero a sufficienza per contrastare le imponenti “forze nemiche”, sarebbero efficienti al minimo richiesto, ben che vada, non prima di alcuni anni. In pratica vescovi e cardinali farebbero a tempo ad imparare vecchi canti cosacchi in lingua russa (durante le pause dell’abbeveraggio dei sopradetti cavalli). Inoltre costoro se, come penso io, serviranno principalmente per sedare rivolte interne all’Unione, potrebbero avere “pericolosi” rigurgiti di coscienza, visto che molti di coloro che andrebbero repressi potrebbero essere loro parenti e conoscenti.

E allora? E allora oltre ad armamenti convenzionali (aerei di 6° generazione, carri armati, navi, sottomarini e quant’altro viene prodotto come fiore all’occhiello delle industrie specializzate del settore) penso proprio che un obiettivo sarà la costruzione di robot comandati attraverso l’Intelligenza Artificiale. Ve ne sono di diverse tipologie già ampiamente testate in tutte le nazioni produttrici (Cina e Stati Uniti in testa). Non si fanno scrupoli di coscienza e possono risultare altamente efficaci nelle più difficili situazioni. Direi la soluzione ideale tanto per compiti di “polizia”, quanto per quelli di battaglia.

E Putin in tutto questo? La Russia sta a guardare (non avendo alcuna intenzione di “invadere” nessun Paese europeo) e prende appunti. Le tecnologie di IA già ce l’ha e le ha iniziate ad applicare sulla propria di popolazione. Quale occasione migliore per vedere come si sviluppa la reazione del popolino euro-idiota? Immagino le risate che agli alti vertici si staranno facendo tutti, in primis i veri manovratori di questa Pantomima…

 

© Youtube Cori Era Fascista

Una letterina a Babbo Natale

Una letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

ti scrivo questa letter(ina) affinché tu possa regolarti su cosa portarci come regalo per la fine di quest’anno. Se poi non riuscissi a fare tutto entro questo Natale potrai sempre chiedere una mano alla Befana, o a qualche altro personaggio dispensatore di balocchi, ricchi premi e cotillon. Tanto di questi tempi è pieno un po’ ovunque nel mondo.

Devo dire che c’è l’imbarazzo della scelta nel proporti avvenimenti e cose che richiederebbero un intervento, per così dire, “magico”, risolutore. Qui di seguito te ne elenco tre fra le più importanti, pur essendo conscio che tralascerò di menzionartene molte altre, un po’ per questione di lunghezza, un po’ per mia ignoranza personale.

 

 

Si vis pacem para bellum, e viceversa

Direi di iniziare con un classico: la guerra in Ucraina, ossia l’inizio di questa Terza Guerra Mondiale fatta a tozzi e bocconi, un po’ qua e un po’ là.

Dunque, la situazione è la seguente: la pantomima sta per finire. Si aspetterà quasi sicuramente l’insediamento sul trono del nuovo salvatore dell’umanità, al secolo il ciuffo dorato, il “Potus”, alias Donaldone Trumpone.

Quale migliore viatico per il suo secondo mandato di una bella soluzione telefonata con l’altro attore della scena dei paladini della giustizia? No, non mi riferisco al giullare ucraino, detto “tiro facile”, mi riferisco all’inquilino del Cremlino (sulla cui autenticità ci sarebbe molto da dire).

Sì, direi che i tempi sono oramai maturi per la spartizione dei pani e dei pesci ucraini. Ognuno vuole mangiare a quella mensa e dopo aver fatto a scazzottate, usando prevalentemente la faccia degli abitanti del posto, si realizzerà l’“equa” divisione di territori e di risorse. Alla fine, chi più, chi meno, saranno tutti contenti, eccezion fatta per il popolo, s’intende.

 

 

ישראל השלמה, Eretz Yisrael Hashlemah

Qui la cosa si fa più difficile, caro Babbino. Dovresti parlare con quel mascalzoncello di Benjamin (Bibi per gli amici) Milejkowski, al secolo Netanyahu, e sentire fin dove vuole arrivare (non lui personalmente, ma chi ne tira i fili).

Secondo la Bibbia (Genesi 15, 18-21) la “Grande Israele” si doveva estendere dal “fiume d’Egitto, al grande fiume Eufrate. Il Paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei”. Quindi un territorio che oggi comprende, in parte o per intero, l’Egitto, la Giordania, il Libano, la Siria, la Turchia, l’Iraq, l’Iran e l’Arabia Saudita. Insomma un bel casino, Babbino caro.

Guarda cosa gli è toccato fare finora a Beniamino & Co: una carneficina nella striscia di Gaza (tanto i palestinesi…); bombardamenti massicci in Libano (e relative occupazioni), invasione dei territori siriani violando gli accordi del 1974, scaramucce (quelle per il momento veramente finte) con l’Iran…

Ah, a proposito di Siria: altra pagliacciata organizzata con il consenso un po’ di tutti gli attori internazionali, Bashar al-Assad incluso. Come ci ha ben spiegato Franco Fracassi, il più pulito in questa faccenda ha la rogna. Ad iniziare dalla Russia, una volta paladina difenditrice degli alauiti Assad. Tutti d’accordo, felicemente. Popolo escluso, ovviamente. Come sempre.

 

 

La resurrezione dell’impero giallo

Pǔ Yí, ultimo esponente della dinastia Qing, chiuse in modo drammatico una storia imperiale durata per 5mila anni. Era il lontano 1911. Ora, nel nuovo secolo, si può dire senza ombra di dubbio che l’antico impero è di nuovo in piena espansione. A condurlo ci sono i mandarini affiliati alla massoneria internazionale e legati a doppio filo con i soliti noti padroni dell’Occidente, oramai decadente.

Comunque la si voglia vedere sul “loro” impero non tramonta mai il Sole.

La “battaglia” è per il controllo del mondo futuro e si snoda su vari fronti: da quello tecnologico a quello commerciale, da quello politico a quello militare. Che poi, a ben vedere, sono tutti aspetti oramai strettamente connessi gli uni agli altri.

Sia che i conduttori delle danze abbiano gli occhi a mandorla, sia che si avvolgano in una bella bandiera a stelle e strisce, sono tutti mossi dallo stesso proposito: governare la mandria attraverso la tecnologia e, attraverso quest’ultima, ottenere il controllo sociale completo. In pratica caro Babbo si tratta del buon vecchio socialismo totalitario di stampo, per così dire, fabiano.

Una scaramuccia qui, uno sgambetto lì, un colpo basso tirato là. E giù a correre ad accaparrarsi le tanto preziose materie prime e le terre rare per la produzione degli strumenti di controllo. L’Africa, come sempre, è uno dei campi di battaglia preferiti, essendo un continente ricchissimo di ogni ben di Dio. Oggi vinco io, domani vinci tu. E poi si ricomincia da un’altra parte.

 

 

Lo zoo degli umani

Ultimo argomento di questa mia letter(ina), caro Babbo Natale, è riservato alla IA, della quale ho parlato approfonditamente nel mio articolo “Il fascino discreto del futuro”.

Ebbene, questa meraviglia dell’ingegno umano (umana? Mah…), come ho scritto, è qualcosa che secondo me sarà presto paragonabile all’invenzione della ruota o alla scoperta del fuoco: una rivoluzione dalle dimensioni e dalla portata sconvolgente, come non si è mai vista finora sul nostro pianeta (qualunque cosa esso sia).

Gli utilizzatori medi dell’applicazione più comune, paragonabile ad un giocattolo, che è ChatGPT, sembrano non rendersi minimamente conto della potenza e della pericolosità intrinseca, connaturata al suo sviluppo, di questa rivoluzione tecnologica dai profondissimi risvolti esistenziali legati al genere umano stesso.

Tale tecnologia è energivora, come nessuna tecnologia lo è stata finora. La quantità di energia giornaliera necessaria a mandare avanti i data center presenti in Irlanda equivale a quella che serve per rifornire oltre mezzo miliardo di individui nell’arco della stessa giornata. Una quantità di energia spropositata. Per questa ragione le grandi aziende, da Facebook ad Amazon, da Google a Neuralink, ecc. stanno facendo incetta di centrali atomiche in dismissione e stringono accordi per l’acquisto di energia un po’ ovunque sul globo. Per non parlare delle quantità d’acqua necessarie per raffreddare i super-computer quantistici con cui funziona. Alla faccia di Greta, dei gretini e dei vari movimenti “green”!

Come tutte le tecnologie che sono state presentate al grande pubblico nel corso degli anni, in realtà anche questa, molto probabilmente, nella versione resa disponibile attualmente, è da considerarsi venti o trenta anni indietro rispetto alla reale capacità ottenuta nei laboratori militari, dove è stata creata (o sviluppata). In altre parole noi vediamo quello che è stato sviluppato già due o tre decenni fa. Ricordo quello che a metà degli Anni 80 mi disse un mio parente, che a quel tempo era capo spedizione per l’Enea in Antartide: la tecnologia all’epoca disponibile i militari e la grande industria non la mettevano “a disposizione” del grande pubblico. Al popolino sono sempre arrivate le briciole, quando lo decidono loro.

Tornando a noi, caro Babbo Natale, è stato calcolato che il punto di “singolarità”, ossia quel momento in cui l’IA si renderà autonoma dall’essere umano, tanto in quanto a sviluppo di se stessa, quanto a mantenimento energetico attraverso l’energia nucleare, dovrebbe cadere (ad essere ottimisti) fra una venticinquina d’anni. A quel punto, Babbino caro, saranno veramente uccelli per diabetici, come si suol dire. Cosa deciderà questa nuova realtà “pensante”, capace di “ragionare” miliardi di volte più in fretta e con più precisione di un essere umano rispetto all’esistenza stessa dell’uomo? In fin dei conti, a quel punto, a cosa potrebbero mai servirgli questi esseri in carne ed ossa, tutto sommato inefficienti ed inutili? Ad essere buoni, se ne potrebbe ridurre il numero a poco più di 80mila individui, da tenere come specie da vedere come in uno zoo, così come facciamo noi oggi con gli altri animali. Oppure, ad essere cattivi…

Quindi Babbino caro spero tu abbia soluzioni per questi tipi di problemi che ti ho elencato sopra, e che le possa portare con te nel sacco quando verrai a trovarci di notte, mentre dormiamo. Già, la speranza è l’ultima a morire, ma nonostante tutto so già che la mattina mi sveglierò senza trovare nulla davanti al camino.

È tutta colpa di mia sorella: mi disse che non esistevi quando avevo soli 6 anni!

 

La prima vittima della guerra

La prima vittima della guerra

Quando gli eventi scorrono vorticosi ritengo abbia poco senso scrivere circa le cause degli stessi e di dove porteranno in futuro. Per capire occorre aspettare e tirare i fili di diverse trame che si svolgono contemporaneamente sì, ma ciascuna (almeno apparentemente) slegata dall’altra.

Temo che non passerà molto tempo prima che gli sviluppi, a mio parere tragici, di tutto quanto l’umanità sta vivendo oramai da due anni arrivino al loro punto di approdo.

Ricapitolando brevemente abbiamo subito la finta “pandemia” del Sars Covid 2. Oggi sappiamo bene da dove ha avuto origine (link 1, link 2, link 3) e chi ne è stato per così dire “l’ideatore”. In realtà bisognerebbe dire “gli ideatori”, che poi sono sempre gli stessi. Sono poco più di un centinaio tra famiglie potenti e autocrati al mondo che, sottolineo di comune accordo, hanno deciso verso quali cambiamenti l’umanità avrebbe dovuto dirigersi in un breve lasso di tempo. Fra questi fanno parte del gruppo, oltre alle solite famiglie Rothschild, Rockefeller & Co., la nomenclatura dei mandarini cinesi (con cui, come ha ben messo in rilievo Nicoletta Forcheri, sono in affari proprio i Rothschild oramai da anni), il Vaticano, la Mafia e la Russia di Vladimir Putin (forse l’unico un po’ più legato al mondo “vecchio stampo” per certi versi). Hanno peraltro spiegato tutto bene e alla luce del sole nelle loro varie riunioni, oramai semi leggendarie, del gruppo Bilderberg o del World Economic Forum di Klaus Schwab e la sua agenda 2030. Non avrete nulla e sarete felici (e controllati dalla mattina alla sera). Così si può riassumere il loro motto. Il tutto attraverso la tecnologia.

Tutta l’operazione è stata a lungo preparata e i metodi con i quali è stata introdotta sono stati molteplici. A livello internazionale la tensione è stata mantenuta elevata con le varie rivoluzioni colorate, gli attentati in diverse nazioni, sui cui esecutori estremisti (in genere arabi) possono credere giusto i bambini delle elementari o il popolo bue (ossia il 90 per cento dell’umanità). Per aprire la strada verso un cambiamento di modo di vivere ci hanno invece pensato movimenti politici come i “5 stelle” in Italia, o i Verdi in Germania, oltre alla paladina della protesta contro il “cambiamento climatico” Greta Thunberg e i “gretini” lobotomizzati di ogni età, sorti magicamente come funghi in tutto il globo (la madre dei cretini è sempre incinta, si sarebbe detto in altri tempi al di fuori del politically correct).

Infine è arrivata la guerra in Ucraina. Come in tutte le guerre la prima vittima a farne le spese è la verità. L’unica cosa sicura è che della popolazione ucraina non importa nulla a nessuna delle parti in causa, Europa inclusa.

Una guerra “strana” quella mai ufficialmente dichiarata fra Russia, l’invasore, e Ucraina, l’aggredito. La storia, come sappiamo, parte da lontano. Almeno da un lato della questione. E cioè dalla continua trasgressione degli accordi presi al momento della caduta del Muro di Berlino tra l’ex Unione sovietica e la Nato circa il rispetto della neutralità degli ex territori sovietici (Ucraina inclusa), e il trattamento riservato alle popolazioni russofone del Donbass, con il riconoscimento dell’indipendenza da parte della Russia delle due repubbliche di Doneck e Lugansk. Al riguardo si veda l’ottimo lavoro di Giorgio Bianchi, uno dei pochi veri giornalisti che, sul posto, sta raccontando (al momento di questo mio articolo) come si svolgono veramente i fatti e come si sono svolti in passato.

Ciò detto però rimane d’analizzare la situazione generale. Come dicevo prima anche la Russia fa parte del gruppo di potere che si vuole spartire il mondo futuro. Tuttavia penso che durante il percorso che dovrebbe portare a questo obiettivo ci siano dei veri e propri scontri fra gli attori in campo. In questo caso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, usando il paravento della Nato, e dall’altra lo zar Vladimir. I primi due hanno provato ad assestare un colpo notevole al rivale, non calcolando che quest’ultimo è in realtà un osso ben più duro di quanto pensassero. Se a questo aggiungiamo il fatto che la Cina (vero obiettivo di Washington) si è unita a far fronte comune con la Russia, il quadro risulta quantomeno problematico.

 

Addio Dollaro, addio

A parte l’accerchiamento sicuramente in atto da parte della Nato nei confronti del territorio russo e il tentativo fatto in Ucraina, usando a proprio piacimento il Vecchio continente (come al solito), ora in ballo c’è la supremazia monetaria e il passaggio (voluto da tutti gli attori contendenti) alla moneta digitale. Primo passo? La poderosa spallata di Putin al Dollaro, chiedendo il pagamento del prezioso (almeno per l’Europa, la vera perdente di tutta questa controversia) gas russo in rubli e non più in Euro o Dollari ha segnato un punto di non ritorno al passato. Il costo dell’oro in Rubli è inferiore a quello dello stesso in Dollari. Il Petrodollaro, che sostituì gli accordi di Bretton Woods nel 1971, è al suo capolinea. La Russia e la Cina hanno deciso che fosse arrivato il momento di mandarlo in pensione.

Ma attenzione, tutto ciò non è il gioco del buono nei confronti del cattivo (in questo caso dei russi nei confronti degli americani). Io non faccio nel modo più assoluto parte di quanti in Rete stanno gongolando al solo pensiero che la globalizzazione sia al suo capolinea. La globalizzazione per come l’avevamo intesa fino ad ora sì. Ma le élite l’hanno trasformata e hanno pensato ad una forma di controllo globale digitalizzato. Non è un caso che la Russia accetti il pagamento per le sue materie prime anche in Bitcoin. Perché sanno molto bene anche i russi che la moneta digitale (che è purtroppo il futuro degli scambi commerciali di qualunque tipo) permette un controllo sociale pressoché totale. Oltre a sapere perfettamente dove si trova e cosa fa un individuo, se non s’attenesse ai diktat di chi comanda o trasgredisse le regole a lui imposte, potrebbe essere immediatamente punito attraverso la chiusura immediata del credito, rendendogli di fatto impossibile la vita. Esattamente come accade ora in Cina in diverse regioni e il cui modello è quello a cui s’ispirano i “socialisti liberali” alla Mario Draghi*.

Per questo c’è stata la “pandemia” prima ed ora la guerra. Tutto era già programmato, così come sono programmati i cambiamenti climatici. Tutto tendente ad un unico obiettivo: il mondo sarà spartito in tre gruppi di potere. L’anglo-americano da una parte, con Canada, Australia e colonie varie da una parte; il blocco sino-russo dall’altra, con India e altri Paesi legati alle loro economie; ed infine l’Europa, o meglio quello che ne rimarrà. L’anello debole infatti siamo proprio noi, schiacciati dagli interessi americani da una parte e dalla carenza di materie prime dall’altra. Eravamo, anzi siamo, il boccone più ghiotto. Siamo un continente relativamente ricco ed abbiamo, noi italiani in particolare, il maggior numero al mondo di opere d’arte ed un alto tasso di ricchezza privata, mobile ed immobile.

A me fanno ridere quanti in Rete affermano: “La globalizzazione sta crollando”, oppure, “viene giù tutto. Abbiamo vinto”, anziché “Putin è l’ultimo paladino contro la globalizzazione”. Putin senz’altro è un ottimo politico vecchio stampo, e innanzitutto fa gli interessi della sua di nazione, ma non è uno stinco di santo né più né meno che gli altri. Ha anch’egli uno scopo ben preciso, quello di spartirsi una fetta della torta globale. La sola differenza è che lo fa con una sorta di etica che i suoi avversari/complici non applicano più da tempo. O che forse non hanno mai applicato. Come si suol dire, fra cani non si mordono. O meglio, ogni tanto tentano di farlo, forse nella speranza di cogliere impreparato l’antagonista, ma lo scopo finale è sempre ben presente a tutti.

La Cina, oramai diventato un gigante economico e tecnologico, è la vera antagonista degli Stati Uniti (che inizialmente l’avevano favorita pensando di relegarvi la produzione industriale di massa, non rendendosi invece conto di aver reso dipendente da essa per la produzione industriale strategica le aziende occidentali). L’impero cinese ha una grande potenza nella logistica costruttiva, cosa che può tornare utile alla Russia che, al contrario, eccezion fatta per Mosca e San Pietroburgo (ossia la parte “europea” del suo territorio), ha ingenti quantità di materie prime, ma non le infrastrutture. Pertanto i cinesi e i russi si sono alleati per uno scambio reciproco in tal senso. Vladivostok in particolare rappresenta la punta di diamante di tale alleanza, in quanto porto che si affaccia sul Mar del Giappone, quindi sull’Oceano pacifico, al confine con la Cina e la Corea del Nord e che, attraverso lo stretto di Bering, rappresenta un’alternativa per il trasporto di merci attraverso la rotta nordica (che oramai con lo scioglimento dei ghiacci è una più che valida alternativa alle consuete rotte controllate per lo più dal blocco economico opposto).

Sia la Cina che la Russia hanno comprato negli ultimi anni grandi quantitativi di oro sui mercati di tutto il mondo, e questo proprio in previsione di uno “sganciamento” dal petrodollaro. Dopo gli Stati Uniti, i più grandi detentori di oro al mondo sono la Germania, e proprio noi, seguiti dai francesi e dagli svizzeri. Dunque noi europei siamo come una grande torta da spartirsi. Cosa ne consegue è facile da predire.

 

Da dove viene la nostra classe politica

Come dicevo alla fine chi ci rimetterà sarà in primis proprio il Vecchio continente, che non ha risorse energetiche proprie e che vedrà la sua industria ed impresa manifatturiera andare in fumo. Già si colgono chiaramente le prime avvisaglie in molti Paesi, il nostro, ovviamente manco a dirlo, fra i primi. L’inflazione ha iniziato a galoppare un po’ ovunque e alla fine il risultato sarà un autentico disastro. I governanti europei, nessuno escluso, fanno parte di quella classe dirigente o inetta (e per questo scelta per governare) o collusa, essendo cresciuta proprio all’interno delle istituzioni, scolastiche ed universitarie prima, politiche e sociali poi, delle élite che comandano il mondo. A tal proposito si veda l’ottimo libro di Davide RossiLa Fabian Society e la pandemia”.

Sono una massa di parvenu che ci governano non nel nostro interesse, bensì in quello delle élite che li hanno formati e messi al potere. Il tutto fra la colpevole distrazione della massa, assopita dietro all’ultimo modello di cellulare, o alla squadra di calcio di turno, oppure ai consigli dell’influencer (ovviamente creato/a ad arte) che propaganda beni di ogni genere di consumo, dispensando di tanto in tanto perle di saggezza politica o sociale da seguire.

Due anni di “pandemia” hanno fatto ben vedere come pochissimi individui ricchi oltre ogni limite dell’immaginabile siano riusciti a mettere gli uni contro gli altri tutto il resto dei componenti dell’umanità. E il tutto facendogli credere, attraverso i potentissimi mezzi dei media totalmente asserviti, che bisogna combattere non contro quello che una volta si sarebbe definito il “sistema”, bensì a suo favore. Ovviamente in nome del “bene comune” e per contrastare le emergenze (da loro stessi create ad hoc). Neanche la propaganda nazista era riuscita a tanto. I dittatori hanno avuto bisogno della forza per far sì che la popolazione obbedisse obtorto collo. Invece, per la prima volta nella storia dell’umanità, le vittime si sono sottoposte volontariamente ad ogni sorta d’angheria dei propri carnefici. Ripeto, per paura, per stanchezza, per vigliaccheria o per semplice accondiscendenza determinata da un’ipnosi collettiva indotta.

Direi che ben poco rimane da sperare riguardo un recupero di posizione da parte delle popolazioni mondiali. Anche se in assoluta maggioranza la posizione a cui sono arrivate è di una debolezza tale che non lascia adito alla speranza di una sollevazione generale. Le rivolte, come abbiamo purtroppo più volte visto in questo periodo (Canada, Australia, Francia… la stessa Italia), sono sempre state messe a tacere con la forza, complice anche una quieta accondiscendenza dei “ribelli” ancora illusi dal fatto che ci si possa aspettare giustizia dalle istituzioni, credendole super partes e facenti il “bene del popolo”. In realtà si è da tempo passato quel sottile confine tra il legale e l’illegale da parte di chi ci avrebbe dovuto tutelare nei confronti del potere economico. Ora è questo stesso che ha preso la parte di quello legislativo e giudiziario. E, purtroppo, non mi sembra che ci sia verso di fermarlo.

 

L’Eurogendfor

Inoltre ciò che mi sembra inevitabile è la guerra civile in diversi Paesi, perché quando i nodi verranno al pettine (e secondo me sarà molto prima di quanto si possa pensare) lo scontro sociale fra queste élite e la classe medio-bassa sarà inevitabile. Come diceva Catone il censore: “Lo stomaco non ha orecchie”. E molti saranno gli stomaci che rimarranno vuoti molto presto. Penso che a nulla varranno i tentativi di rabbonirli con una sorta di reddito di cittadinanza universale (già provato in diverse salse in diverse parti del mondo, Italia inclusa) e l’intervento della violenza repressiva sarà la sola strada per contenere la rabbia del popolo. Vi ricordate l’Eurogendfor? Probabilmente no. Si tratta di quel corpo militare istituito durante il Consiglio europeo di Nizza del dicembre del 2000 e definitivamente ufficializzato con il trattato di Velsen nel 2007, firmato quest’ultimo da Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e, ovviamente, Italia, la cui sede è a Vicenza (dove si trova, guarda caso, una delle più importanti basi americane in Europa). Il trattato è composto di 47 articoli, e fra questi si leggono cose interessanti. I suoi compiti sono: «Condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero – l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art. 3). L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei Paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ha ratificato l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Se una parte delle Forze dell’ordine “regolari”, come penso, prenderà le parti degli oppressi, di chi pensate che si serviranno gli oppressori per contenere la rivolta e piegare i ribelli?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

* A proposito di quest’utlimo, a tutti quelli che dicono che si tratta di un Governo d’incompetenti quello che sta portando avanti l’Italia da due anni a questa parte rispondo che non è così: sanno perfettamente cosa stanno facendo (glielo dicono cosa fare) e lo stanno facendo bene. Almeno dal loro di punto di vista.

 

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