Niente di nuovo sul fronte occidentale

Niente di nuovo sul fronte occidentale

E dopo una lunga, calda, pausa estiva eccomi di nuovo a dispensare per i miei ventiquattro lettori (non sum dignus di paragonarmi a Manzoni, quindi mi tengo sotto di uno. Povero Manzoni!) perle di “saggezza” che scaturiscono dai recenti sviluppi sullo scenario internazionale e nazionale.

Ed è proprio per questa ragione che ho intitolato questo mio pezzo come il bel romanzo di Erich Maria Remarque (al secolo Erich Paul Remark), perché sempre di guerra voglio trattare, anche questa combattuta da una massa di illusi, sia sul campo di battaglia che su quello delle “retrovie” fisiche e mediatiche, rappresentate da tutti noi.

 

La “guerra non guerra”

Di questa “guerra non guerra”, molto strana, ho già parlato qui, qui e qui. Ora, dopo l’estate sembra si stiano aprendo nuovi pericolosi scenari, in un crescendo continuo di rifornimenti militari e possibili venti di guerra nucleare. In realtà c’è un gioco delle parti da entrambi i fronti dello scontro. Da una parte la stampa occidentale volutamente travisa il discorso tenuto lo scorso 21 settembre da Vladimir Putin sostenendo che stia minacciando l’Occidente, perfino mobilitando i riservisti russi. Dall’altra lui, zar Vladimir, che sa perfettamente cosa sta facendo, secondo i piani prestabiliti, sia da un punto di vista militare che di alleanze economiche e strategiche. A questo proposito il recente incontro tenutosi a Samarcanda, in Uzbekistan, ha sancito un ulteriore passo nella marginalizzazione dell’Occidente, vedendo consolidarsi le alleanze tra la Russia, la Cina e altre nazioni che oramai rappresentano una fetta di popolazione del globo ben maggiore rispetto a quella degli Stati Uniti e dei loro alleati.

In buona sostanza tutto procede come pianificato. L’unico “inconveniente” è il colpo di coda del deep state americano, o meglio di quello che fa capo all’amministrazione Biden, che tenta in tutti i modi di far convogliare le energie russe nella guerra in Ucraina per distogliere lo zar Vladimir dal rafforzamento dell’alleanza con la Cina, vero obiettivo di Washington. E così è una gara fra gli alleati della Nato ad inviare armi al fantoccio Zelensky. Questo perché la guerra deve durare, il più a lungo possibile. Almeno finché il suo scopo non sarà ottenuto in gran parte.

Già, perché il vero scopo di questa guerra è la distruzione economica dell’Europa, Germania in testa. Le sanzioni, imposte dal grande fratello americano, danneggiano solo i Paesi europei. In particolare quelli più supini di altri ai diktat d’oltre oceano, noi, ovviamente, in prima fila. In Germania, dopo la politica da “bottegaia” di Frau Merkel, che uccideva l’economia delle altre nazioni, ma sicuramente avvantaggiava quella teutonica, sono arrivati loro, i figliocci di Klaus Schwab e del World Economic Forum, al secolo i Grünen (che nulla hanno a che fare con i vecchi Verdi tedeschi degli Anni Settanta/Ottanta). Questi sono piccoli soldatini indottrinati dai signori della nuova ideologia globalista, formati nelle e dalle istituzioni di stampo fabiano. Fra di loro spiccano per servilismo ed incapacità il ministro degli Esteri Annalena Baerbock e quello dell’Economia, nonché Vice-cancelliere, Robert Habeck. La signora Baerbock, recentemente a Praga, ha dichiarato perfino pubblicamente quali siano i principi politici da lei seguiti che, testuali parole, “non ha importanza ciò che possano pensare i miei elettori tedeschi”, sono dettati da altri interessi. Tutto sta a vedere quando l’establishment economico tedesco non ne avrà le scatole piene di vedere la propria economia andare a pezzi. Per il momento la linea americana sembra tenere. Bisognerà aspettare almeno fino alle elezioni di midterm dell’otto novembre che si terranno negli Stati Uniti quando, almeno così sembra secondo i sondaggi, i Repubblicani potrebbero prendere il controllo totale di entrambe le camere causando, di fatto, una sconfitta totale dei Dem. Allora, forse, la tensione in Europa potrebbe calare un po’.

Potrebbe calare, ma non finire. Questo perché anche l’amministrazione Trump, di comune accordo con quella russa, ha già da tempo deciso che l’Ucraina dovrà essere il nuovo “confine” tra Occidente ed Oriente. Sarà la linea di demarcazione tra i due blocchi di influenza mondiali. Ovviamente non esisterà più come Paese unico, ma sarà diviso a Nord-ovest sotto l’influenza anglo-americana e a Sud-est sotto quella russa. Non è che Trump avesse dunque altri piani. È solo che il suo sforzo maggiore era incentrato sull’economia interna del Paese e non sull’industria bellica e l’espansione verso Oriente. Anche per lui la Cina rappresenta uno spauracchio, ma l’intento era quello di staccare la Russia dall’alleanza oramai consolidata nella quale l’ha spinta l’amministrazione Biden. Dunque, anche se tornasse fra due anni Trump, noi certamente non possiamo farci soverchie illusioni di libertà o cambiamento di marcia.

D’altra parte è un po’ che sta girando in Rete un documento della “Rand corporation”, think thank americano da sempre considerato creatore di strategie politiche poi immancabilmente adottate dai governi statunitensi, dal titolo “Rafforzare gli Stati Uniti indebolendo la Germania”. Ne ha diffusamente parlato anche il bravo Roberto Mazzoni in un’intervista da lui rilasciata a “Il vaso di Pandora” e riproposta sul suo canale in modo più ampio. Ebbene in tale documento, vero o diffuso ad arte da altri che sia, si preconizza la distruzione sistematica del sistema produttivo tedesco, e a ricasco di quello europeo, proprio attraverso un piano di distacco dalle forniture energetiche russe: “L’attuale modello economico tedesco si basa su due pilastri: un accesso illimitato a fonti energetiche russe a basso costo e a energia elettrica francese a basso costo, grazie al funzionamento delle centrali nucleari francesi. L’importanza del primo fattore è considerevolmente superiore a quella del secondo fattore. Un blocco delle forniture russe può creare una crisi sistemica che sarebbe devastante per l’economia tedesca e, in modo indiretto, per l’intera Unione Europea”. Ed ancora: “L’unico approccio fattibile per garantire che la Germania rifiuti la fornitura di energia dalla Russia consiste nel coinvolgere entrambe le nazioni in un conflitto militare in Ucraina. Le azioni che stiamo per intraprendere in Ucraina condurranno inevitabilmente a una risposta militare da parte della Russia. I russi non potranno più ignorare la massiccia pressione esercitata dall’esercito ucraino sulle repubbliche non riconosciute del Donbas. Questo ci consentirà di etichettare la Russia come aggressore e applicare nei suoi confronti l’intero pacchetto di sanzioni preparate in anticipo”.

Ripeto, vero o falso che sia (la Rand corporation ne ha negato l’autenticità), il documento descrive comunque bene l’attuale situazione, le cause e le prospettive della stessa. Oramai i giochi sono aperti e, a meno che i tedeschi non decidano di mandare a casa gli attuali politici zerbini che li governano, vedo molto difficile un cambio di passo per i prossimi anni. D’altra parte i piani dell’Agenda 2030 sono noti a tutti e di qui alla fine del decennio, come si suol dire, c’è uno sputo di distanza. Dunque bisogna procedere (secondo tali piani) e a spron battuto, fra una finta (speriamo che si limitino a questa) epidemia e una guerra che distrugga l’economia del Vecchio continente, accompagnata da una “crisi climatica” creata ad hoc (non mi soffermerò qui a parlare dell’ingegneria ambientale che oramai viene comunemente messa in atto da più parti).

 

All’armi! All’armi! All’armi siam fascisti!

Ed eccoci arrivati al nostro piccolo orticello: Italialand! Finalmente il 25 settembre è passato e il popolo italiano ha potuto dare sfogo alla sua voglia di partigianeria sui social media, come ogni bravo cittadino italiota è preparato a fare oramai da anni. E allora è stato un tripudio di “Attenti al fascio”, anzi, alla “fascia”, per rispettare l’ultima idiozia del vocabolario Treccani (che oramai è guidato da quattro gatti, per giunta scemi), da una parte e di “Dio, patria e famiglia”, ma quella bucata dal sacro vaccino, s’intende, dall’altra. La pantomima delle “libere” elezioni ha dato, come al solito, anzi, più del solito, il meglio di sé. Le “oppo-finzioni”, più grandi e più piccole hanno sfoggiato le migliori livree per l’occasione, dalla “ducia” considerata adatta a ricoprire un eventuale incarico di leader di governo perfino dalla signora Hillary Clinton, tanto per fare un nome, all’infiltrato Paragone, apertamente sostenuto dal caro vecchio senatore Mario Monti.

Dunque ora ci sono orde di camicie nere che s’aggirano per le strade delle città italiane e i diritti (quali? Quelli che oramai sono negati da tempo?) non ci saranno più per decreto del nuovo establishment di “destra” (ho amici che staranno ridendo a crepapelle pensando alla Meloni come “di destra”). D’altra parte Giorgietta “de noantri” è l’unico leader di partito italiano a far parte dell’Aspen Institute, famoso centro di studi internazionali, la cui sede italiana vede come presidente Giulio Tremonti, come vicepresidente John Elkan e che annovera tra i suoi membri Romano Prodi, Giuliano Amato, Paolo Mieli e, guarda chi si ritrova, Mario Monti. Insomma, come dire, un covo di sovversivi dell’ordine costituito.

Ora, tra le grida e gli strepiti della “sinistra” (qui sono io che rido a crepapelle), probabilmente Giorgietta dovrà formare il nuovo esecutivo (degli ordini che gli vengono imposti. Si chiama così apposta 😉), con una legge di bilancio che sia di gradimento di Bruxelles. Ah, a proposito di Bruxelles, stavo per dimenticare le “finte” (in senso di finto scandalo) parole pacate e di giudizio neutrale (come deve essere per la carica che ricopre) della baronessa von der Leyen (e già, è pure nobile, grazie al marito Heiko, quello coinvolto nella storia dei vaccini, tanto voluti da sua moglie per l’Europa) allorquando le è stato chiesto cosa pensasse di un’eventuale “presa del potere” da parte delle “destre” in Italia, Ursula ha così chiosato: “Se le cose andranno in una direzione difficile – ho già parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti”. Ad ognuno il giudizio al riguardo.

Insomma, come fa dire Tommasi di Lampedusa a Tancredi Falconieri, nipote del principe di Salina Fabrizio Corbera: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.


© Youtube Roberto Romagnoli

Volete libero Gesù o Barabba?

Volete libero Gesù o Barabba?

La frase di Draghi rivolta ad un “giornalista” «Preferisce la pace o il condizionatore d’aria acceso?» non è così banale come molti commentatori hanno chiosato. E questo non perché non lo sia nel suo assunto, molto simile a “volete libero Gesù o Barabba” di biblica memoria, bensì perché cela dietro semplici parole disgiuntive ben altro di ciò che si suppone voglia significare. Ad una poco attenta analisi, infatti, potrebbe sembrare che dietro tale semplicistica domanda si voglia poter giustificare le future restrizioni economiche in primis, e sociali in secundis, a causa del solo conflitto ucraino per porre in atto uno stato d’eccezione permanente (che di fatto c’è già). In realtà è quello che si vuole che venga creduto da parte dei contestatori della narrazione corrente. Questo perché non si tiene presente quale che sia il vero obiettivo della guerra nel vecchio continente, ossia la sua stessa distruzione. Questo fine c’è e rimane a prescindere dalla guerra, che è solo uno dei mezzi per attuarla. Se non ci fosse la guerra (o assieme ad essa) i metodi per farlo li troverebbero comunque, e le restrizioni economiche sarebbero fatte per altre cause. Ad esempio con un nuovo lockdown dovuto ad una nuova (comunque assai probabile) “pandemia”. Quindi quella domanda disgiuntiva serve solo a dare una sorta di giustificazione per la messa in atto di un piano, ben studiato in precedenza, che prescinde dal mezzo usato per portarlo a termine. Per capirci è come dire: «Preferite il dilagamento a vista d’occhio del virus o il lockdown totale per porvi argine?». Qui la scelta è fra due cose entrambe negative, nel primo caso invece è fra due cose positive come la “pace” e il “condizionatore”, quindi sembra essere meno restrittiva. Dovete essere pronti a fare sacrifici, sacrificare le vostre cose e libertà se volete che si ritorni ad un clima di pace e tranquillità per tutti. Ma, ovviamente, questo non è vero.

Putin, la guerra e la pandemia

Putin, la guerra e la pandemia

Un breve chiarimento sulla situazione della guerra e della pantomima della “pandemia”. Entrambe sono una faccia della stessa medaglia. Fanno infatti parte di un piano prestabilito e ben pianificato (come ho più volte scritto), partito diversi anni fa. Sono l’espressione di un accordo per un passaggio alla cosiddetta epoca digitale (con relativo controllo totale dell’umanità) la prima, e per la distruzione economica e sociale dell’Europa la seconda. Il vecchio continente, infatti, non è più nei pensieri degli americani, che lo avevano “addomesticato” dopo il secondo conflitto mondiale, prendendo il posto dei britannici. Il loro interesse oramai è l’Asia e il conflitto con il nuovo gigante, la Cina, pertanto considerano il nostro continente “sacrificabile” e, quindi, “spolpabile” (è per questo che per la seconda volta dalla fine della Seconda guerra mondiale -la prima è stata nella ex Jugoslavia- la guerra ri-inizia a farsi sentire nel nostro continente).

Finché al potere c’era l’amministrazione Trump l’accordo per arrivare a questo fine con la Russia di Putin aveva, molto probabilmente, altre tempistiche ed altre modalità. Con la fraudolenta presa del potere da parte dei “falchi” americani (che hanno messo il fantoccio Biden al comando) le cose sono cambiate. Già i laboratori sparsi in Ucraina avevano ricevuto direttive di un’accelerazione nelle sperimentazioni di gain of function (guadagno di funzione), ossia la tecnica che consiste nel produrre su un patogeno delle modificazioni genetiche (mutazioni attivanti), in grado di attivare sul patogeno stesso una nuova funzione o il potenziamento di una funzione preesistente. È infatti molto probabile che il famoso virus Sars Cov 2, causa della malattia Covid, in Europa non ci sia arrivato “con l’aereo” dall’Asia (dove i pipistrelli viaggiano, notoriamente, alla velocità della luce riuscendo così ad infettare in contemporanea due zone differenti della Cina distanti tra di loro più di 900 chilometri). Molto più comodo crearlo direttamente anche nel vecchio continente, poi di lì alla sua diffusione il passo è breve. Ovviamente nelle altre parti del mondo il sistema è stato lo stesso, poi la gente contagiata viaggia ed il gioco è fatto. A tal proposito noto è il fatto che Anthony Stephen Fauci, consigliere sanitario per la Casa Bianca, fosse non particolarmente simpatico allo stesso Trump, ed altrettanto noto è oramai il suo coinvolgimento negli esperimenti di cui sopra. Molto probabilmente l’ex Presidente statunitense fu messo davanti ad un fatto compiuto con lo scoppio della “pandemia”, tant’è che ci fu il teatrino del suo ricovero durato solo tre giorni a seguito dall’essersi infettato con il virus. Se fosse vero o meno la mossa era di tipo politico (in vista delle nuove elezioni) per far vedere agli americani che, con le cure giuste, si poteva superare “facilmente” la malattia. Però il calcolo fu sbagliato e come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Tuttavia quello che poi potrebbe essere accaduto è che l’amministrazione Biden, o meglio chi la comanda veramente, potrebbe aver avuto la tentazione di sferrare un colpo mortale alla Russia. Putin, tempo fa, aveva pubblicamente chiesto conto (tramite il suo portavoce Dmitry Peskov) del fatto che qualcuno (gli USA) stesse prelevando il DNA dei russi per ragioni ignote. Dunque, a mio parere, un’ipotesi non troppo peregrina potrebbe essere che, oltre a regolare i conti riguardo al conflitto colpevolmente sottaciuto per anni da parte dell’Occidente nel Donbass, abbia voluto anche mettere (è il caso di dirlo) una pietra tombale proprio su quei laboratori dove, su stessa ammissione degli americani, si stavano conducendo esperimenti in campo virologico “poco chiari”.

Ad una precisa domanda del senatore statunitense Marco Rubio circa il fatto che l’Ucraina potesse avere armi biologiche, il sottosegretario di Stato americano per gli affari politici Victoria Nuland così ha risposto: “L’Ucraina ha strutture di ricerca biologica, sulle quali in realtà, siamo ora abbastanza preoccupati che le truppe russe, le forze russe possano cercare di ottenere il controllo, quindi stiamo lavorando con gli ucraini su come possano impedire che uno qualsiasi di quei materiali di ricerca cada nelle mani delle forze russe se si avvicinano”.

A fare le spese di questo “regolamento dei conti” ci sono gli ucraini e noi tutti europei. I primi stanno vedendo direttamente le conseguenze dei bombardamenti e delle uccisioni (fatti da entrambe le parti sulla popolazione  inerme, di proposito o indirettamente), noi ce ne accorgeremo presto, soprattutto da un punto di vista economico, prima, e da quello sociale, poi e per conseguenza.

La prima vittima della guerra

La prima vittima della guerra

Quando gli eventi scorrono vorticosi ritengo abbia poco senso scrivere circa le cause degli stessi e di dove porteranno in futuro. Per capire occorre aspettare e tirare i fili di diverse trame che si svolgono contemporaneamente sì, ma ciascuna (almeno apparentemente) slegata dall’altra.

Temo che non passerà molto tempo prima che gli sviluppi, a mio parere tragici, di tutto quanto l’umanità sta vivendo oramai da due anni arrivino al loro punto di approdo.

Ricapitolando brevemente abbiamo subito la finta “pandemia” del Sars Covid 2. Oggi sappiamo bene da dove ha avuto origine (link 1, link 2, link 3) e chi ne è stato per così dire “l’ideatore”. In realtà bisognerebbe dire “gli ideatori”, che poi sono sempre gli stessi. Sono poco più di un centinaio tra famiglie potenti e autocrati al mondo che, sottolineo di comune accordo, hanno deciso verso quali cambiamenti l’umanità avrebbe dovuto dirigersi in un breve lasso di tempo. Fra questi fanno parte del gruppo, oltre alle solite famiglie Rothschild, Rockefeller & Co., la nomenclatura dei mandarini cinesi (con cui, come ha ben messo in rilievo Nicoletta Forcheri, sono in affari proprio i Rothschild oramai da anni), il Vaticano, la Mafia e la Russia di Vladimir Putin (forse l’unico un po’ più legato al mondo “vecchio stampo” per certi versi). Hanno peraltro spiegato tutto bene e alla luce del sole nelle loro varie riunioni, oramai semi leggendarie, del gruppo Bilderberg o del World Economic Forum di Klaus Schwab e la sua agenda 2030. Non avrete nulla e sarete felici (e controllati dalla mattina alla sera). Così si può riassumere il loro motto. Il tutto attraverso la tecnologia.

Tutta l’operazione è stata a lungo preparata e i metodi con i quali è stata introdotta sono stati molteplici. A livello internazionale la tensione è stata mantenuta elevata con le varie rivoluzioni colorate, gli attentati in diverse nazioni, sui cui esecutori estremisti (in genere arabi) possono credere giusto i bambini delle elementari o il popolo bue (ossia il 90 per cento dell’umanità). Per aprire la strada verso un cambiamento di modo di vivere ci hanno invece pensato movimenti politici come i “5 stelle” in Italia, o i Verdi in Germania, oltre alla paladina della protesta contro il “cambiamento climatico” Greta Thunberg e i “gretini” lobotomizzati di ogni età, sorti magicamente come funghi in tutto il globo (la madre dei cretini è sempre incinta, si sarebbe detto in altri tempi al di fuori del politically correct).

Infine è arrivata la guerra in Ucraina. Come in tutte le guerre la prima vittima a farne le spese è la verità. L’unica cosa sicura è che della popolazione ucraina non importa nulla a nessuna delle parti in causa, Europa inclusa.

Una guerra “strana” quella mai ufficialmente dichiarata fra Russia, l’invasore, e Ucraina, l’aggredito. La storia, come sappiamo, parte da lontano. Almeno da un lato della questione. E cioè dalla continua trasgressione degli accordi presi al momento della caduta del Muro di Berlino tra l’ex Unione sovietica e la Nato circa il rispetto della neutralità degli ex territori sovietici (Ucraina inclusa), e il trattamento riservato alle popolazioni russofone del Donbass, con il riconoscimento dell’indipendenza da parte della Russia delle due repubbliche di Doneck e Lugansk. Al riguardo si veda l’ottimo lavoro di Giorgio Bianchi, uno dei pochi veri giornalisti che, sul posto, sta raccontando (al momento di questo mio articolo) come si svolgono veramente i fatti e come si sono svolti in passato.

Ciò detto però rimane d’analizzare la situazione generale. Come dicevo prima anche la Russia fa parte del gruppo di potere che si vuole spartire il mondo futuro. Tuttavia penso che durante il percorso che dovrebbe portare a questo obiettivo ci siano dei veri e propri scontri fra gli attori in campo. In questo caso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, usando il paravento della Nato, e dall’altra lo zar Vladimir. I primi due hanno provato ad assestare un colpo notevole al rivale, non calcolando che quest’ultimo è in realtà un osso ben più duro di quanto pensassero. Se a questo aggiungiamo il fatto che la Cina (vero obiettivo di Washington) si è unita a far fronte comune con la Russia, il quadro risulta quantomeno problematico.

 

Addio Dollaro, addio

A parte l’accerchiamento sicuramente in atto da parte della Nato nei confronti del territorio russo e il tentativo fatto in Ucraina, usando a proprio piacimento il Vecchio continente (come al solito), ora in ballo c’è la supremazia monetaria e il passaggio (voluto da tutti gli attori contendenti) alla moneta digitale. Primo passo? La poderosa spallata di Putin al Dollaro, chiedendo il pagamento del prezioso (almeno per l’Europa, la vera perdente di tutta questa controversia) gas russo in rubli e non più in Euro o Dollari ha segnato un punto di non ritorno al passato. Il costo dell’oro in Rubli è inferiore a quello dello stesso in Dollari. Il Petrodollaro, che sostituì gli accordi di Bretton Woods nel 1971, è al suo capolinea. La Russia e la Cina hanno deciso che fosse arrivato il momento di mandarlo in pensione.

Ma attenzione, tutto ciò non è il gioco del buono nei confronti del cattivo (in questo caso dei russi nei confronti degli americani). Io non faccio nel modo più assoluto parte di quanti in Rete stanno gongolando al solo pensiero che la globalizzazione sia al suo capolinea. La globalizzazione per come l’avevamo intesa fino ad ora sì. Ma le élite l’hanno trasformata e hanno pensato ad una forma di controllo globale digitalizzato. Non è un caso che la Russia accetti il pagamento per le sue materie prime anche in Bitcoin. Perché sanno molto bene anche i russi che la moneta digitale (che è purtroppo il futuro degli scambi commerciali di qualunque tipo) permette un controllo sociale pressoché totale. Oltre a sapere perfettamente dove si trova e cosa fa un individuo, se non s’attenesse ai diktat di chi comanda o trasgredisse le regole a lui imposte, potrebbe essere immediatamente punito attraverso la chiusura immediata del credito, rendendogli di fatto impossibile la vita. Esattamente come accade ora in Cina in diverse regioni e il cui modello è quello a cui s’ispirano i “socialisti liberali” alla Mario Draghi*.

Per questo c’è stata la “pandemia” prima ed ora la guerra. Tutto era già programmato, così come sono programmati i cambiamenti climatici. Tutto tendente ad un unico obiettivo: il mondo sarà spartito in tre gruppi di potere. L’anglo-americano da una parte, con Canada, Australia e colonie varie da una parte; il blocco sino-russo dall’altra, con India e altri Paesi legati alle loro economie; ed infine l’Europa, o meglio quello che ne rimarrà. L’anello debole infatti siamo proprio noi, schiacciati dagli interessi americani da una parte e dalla carenza di materie prime dall’altra. Eravamo, anzi siamo, il boccone più ghiotto. Siamo un continente relativamente ricco ed abbiamo, noi italiani in particolare, il maggior numero al mondo di opere d’arte ed un alto tasso di ricchezza privata, mobile ed immobile.

A me fanno ridere quanti in Rete affermano: “La globalizzazione sta crollando”, oppure, “viene giù tutto. Abbiamo vinto”, anziché “Putin è l’ultimo paladino contro la globalizzazione”. Putin senz’altro è un ottimo politico vecchio stampo, e innanzitutto fa gli interessi della sua di nazione, ma non è uno stinco di santo né più né meno che gli altri. Ha anch’egli uno scopo ben preciso, quello di spartirsi una fetta della torta globale. La sola differenza è che lo fa con una sorta di etica che i suoi avversari/complici non applicano più da tempo. O che forse non hanno mai applicato. Come si suol dire, fra cani non si mordono. O meglio, ogni tanto tentano di farlo, forse nella speranza di cogliere impreparato l’antagonista, ma lo scopo finale è sempre ben presente a tutti.

La Cina, oramai diventato un gigante economico e tecnologico, è la vera antagonista degli Stati Uniti (che inizialmente l’avevano favorita pensando di relegarvi la produzione industriale di massa, non rendendosi invece conto di aver reso dipendente da essa per la produzione industriale strategica le aziende occidentali). L’impero cinese ha una grande potenza nella logistica costruttiva, cosa che può tornare utile alla Russia che, al contrario, eccezion fatta per Mosca e San Pietroburgo (ossia la parte “europea” del suo territorio), ha ingenti quantità di materie prime, ma non le infrastrutture. Pertanto i cinesi e i russi si sono alleati per uno scambio reciproco in tal senso. Vladivostok in particolare rappresenta la punta di diamante di tale alleanza, in quanto porto che si affaccia sul Mar del Giappone, quindi sull’Oceano pacifico, al confine con la Cina e la Corea del Nord e che, attraverso lo stretto di Bering, rappresenta un’alternativa per il trasporto di merci attraverso la rotta nordica (che oramai con lo scioglimento dei ghiacci è una più che valida alternativa alle consuete rotte controllate per lo più dal blocco economico opposto).

Sia la Cina che la Russia hanno comprato negli ultimi anni grandi quantitativi di oro sui mercati di tutto il mondo, e questo proprio in previsione di uno “sganciamento” dal petrodollaro. Dopo gli Stati Uniti, i più grandi detentori di oro al mondo sono la Germania, e proprio noi, seguiti dai francesi e dagli svizzeri. Dunque noi europei siamo come una grande torta da spartirsi. Cosa ne consegue è facile da predire.

 

Da dove viene la nostra classe politica

Come dicevo alla fine chi ci rimetterà sarà in primis proprio il Vecchio continente, che non ha risorse energetiche proprie e che vedrà la sua industria ed impresa manifatturiera andare in fumo. Già si colgono chiaramente le prime avvisaglie in molti Paesi, il nostro, ovviamente manco a dirlo, fra i primi. L’inflazione ha iniziato a galoppare un po’ ovunque e alla fine il risultato sarà un autentico disastro. I governanti europei, nessuno escluso, fanno parte di quella classe dirigente o inetta (e per questo scelta per governare) o collusa, essendo cresciuta proprio all’interno delle istituzioni, scolastiche ed universitarie prima, politiche e sociali poi, delle élite che comandano il mondo. A tal proposito si veda l’ottimo libro di Davide RossiLa Fabian Society e la pandemia”.

Sono una massa di parvenu che ci governano non nel nostro interesse, bensì in quello delle élite che li hanno formati e messi al potere. Il tutto fra la colpevole distrazione della massa, assopita dietro all’ultimo modello di cellulare, o alla squadra di calcio di turno, oppure ai consigli dell’influencer (ovviamente creato/a ad arte) che propaganda beni di ogni genere di consumo, dispensando di tanto in tanto perle di saggezza politica o sociale da seguire.

Due anni di “pandemia” hanno fatto ben vedere come pochissimi individui ricchi oltre ogni limite dell’immaginabile siano riusciti a mettere gli uni contro gli altri tutto il resto dei componenti dell’umanità. E il tutto facendogli credere, attraverso i potentissimi mezzi dei media totalmente asserviti, che bisogna combattere non contro quello che una volta si sarebbe definito il “sistema”, bensì a suo favore. Ovviamente in nome del “bene comune” e per contrastare le emergenze (da loro stessi create ad hoc). Neanche la propaganda nazista era riuscita a tanto. I dittatori hanno avuto bisogno della forza per far sì che la popolazione obbedisse obtorto collo. Invece, per la prima volta nella storia dell’umanità, le vittime si sono sottoposte volontariamente ad ogni sorta d’angheria dei propri carnefici. Ripeto, per paura, per stanchezza, per vigliaccheria o per semplice accondiscendenza determinata da un’ipnosi collettiva indotta.

Direi che ben poco rimane da sperare riguardo un recupero di posizione da parte delle popolazioni mondiali. Anche se in assoluta maggioranza la posizione a cui sono arrivate è di una debolezza tale che non lascia adito alla speranza di una sollevazione generale. Le rivolte, come abbiamo purtroppo più volte visto in questo periodo (Canada, Australia, Francia… la stessa Italia), sono sempre state messe a tacere con la forza, complice anche una quieta accondiscendenza dei “ribelli” ancora illusi dal fatto che ci si possa aspettare giustizia dalle istituzioni, credendole super partes e facenti il “bene del popolo”. In realtà si è da tempo passato quel sottile confine tra il legale e l’illegale da parte di chi ci avrebbe dovuto tutelare nei confronti del potere economico. Ora è questo stesso che ha preso la parte di quello legislativo e giudiziario. E, purtroppo, non mi sembra che ci sia verso di fermarlo.

 

L’Eurogendfor

Inoltre ciò che mi sembra inevitabile è la guerra civile in diversi Paesi, perché quando i nodi verranno al pettine (e secondo me sarà molto prima di quanto si possa pensare) lo scontro sociale fra queste élite e la classe medio-bassa sarà inevitabile. Come diceva Catone il censore: “Lo stomaco non ha orecchie”. E molti saranno gli stomaci che rimarranno vuoti molto presto. Penso che a nulla varranno i tentativi di rabbonirli con una sorta di reddito di cittadinanza universale (già provato in diverse salse in diverse parti del mondo, Italia inclusa) e l’intervento della violenza repressiva sarà la sola strada per contenere la rabbia del popolo. Vi ricordate l’Eurogendfor? Probabilmente no. Si tratta di quel corpo militare istituito durante il Consiglio europeo di Nizza del dicembre del 2000 e definitivamente ufficializzato con il trattato di Velsen nel 2007, firmato quest’ultimo da Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e, ovviamente, Italia, la cui sede è a Vicenza (dove si trova, guarda caso, una delle più importanti basi americane in Europa). Il trattato è composto di 47 articoli, e fra questi si leggono cose interessanti. I suoi compiti sono: «Condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero – l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art. 3). L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei Paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ha ratificato l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Se una parte delle Forze dell’ordine “regolari”, come penso, prenderà le parti degli oppressi, di chi pensate che si serviranno gli oppressori per contenere la rivolta e piegare i ribelli?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

* A proposito di quest’utlimo, a tutti quelli che dicono che si tratta di un Governo d’incompetenti quello che sta portando avanti l’Italia da due anni a questa parte rispondo che non è così: sanno perfettamente cosa stanno facendo (glielo dicono cosa fare) e lo stanno facendo bene. Almeno dal loro di punto di vista.

 

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