Niente di nuovo sul fronte occidentale

Niente di nuovo sul fronte occidentale

E dopo una lunga, calda, pausa estiva eccomi di nuovo a dispensare per i miei ventiquattro lettori (non sum dignus di paragonarmi a Manzoni, quindi mi tengo sotto di uno. Povero Manzoni!) perle di “saggezza” che scaturiscono dai recenti sviluppi sullo scenario internazionale e nazionale.

Ed è proprio per questa ragione che ho intitolato questo mio pezzo come il bel romanzo di Erich Maria Remarque (al secolo Erich Paul Remark), perché sempre di guerra voglio trattare, anche questa combattuta da una massa di illusi, sia sul campo di battaglia che su quello delle “retrovie” fisiche e mediatiche, rappresentate da tutti noi.

 

La “guerra non guerra”

Di questa “guerra non guerra”, molto strana, ho già parlato qui, qui e qui. Ora, dopo l’estate sembra si stiano aprendo nuovi pericolosi scenari, in un crescendo continuo di rifornimenti militari e possibili venti di guerra nucleare. In realtà c’è un gioco delle parti da entrambi i fronti dello scontro. Da una parte la stampa occidentale volutamente travisa il discorso tenuto lo scorso 21 settembre da Vladimir Putin sostenendo che stia minacciando l’Occidente, perfino mobilitando i riservisti russi. Dall’altra lui, zar Vladimir, che sa perfettamente cosa sta facendo, secondo i piani prestabiliti, sia da un punto di vista militare che di alleanze economiche e strategiche. A questo proposito il recente incontro tenutosi a Samarcanda, in Uzbekistan, ha sancito un ulteriore passo nella marginalizzazione dell’Occidente, vedendo consolidarsi le alleanze tra la Russia, la Cina e altre nazioni che oramai rappresentano una fetta di popolazione del globo ben maggiore rispetto a quella degli Stati Uniti e dei loro alleati.

In buona sostanza tutto procede come pianificato. L’unico “inconveniente” è il colpo di coda del deep state americano, o meglio di quello che fa capo all’amministrazione Biden, che tenta in tutti i modi di far convogliare le energie russe nella guerra in Ucraina per distogliere lo zar Vladimir dal rafforzamento dell’alleanza con la Cina, vero obiettivo di Washington. E così è una gara fra gli alleati della Nato ad inviare armi al fantoccio Zelensky. Questo perché la guerra deve durare, il più a lungo possibile. Almeno finché il suo scopo non sarà ottenuto in gran parte.

Già, perché il vero scopo di questa guerra è la distruzione economica dell’Europa, Germania in testa. Le sanzioni, imposte dal grande fratello americano, danneggiano solo i Paesi europei. In particolare quelli più supini di altri ai diktat d’oltre oceano, noi, ovviamente, in prima fila. In Germania, dopo la politica da “bottegaia” di Frau Merkel, che uccideva l’economia delle altre nazioni, ma sicuramente avvantaggiava quella teutonica, sono arrivati loro, i figliocci di Klaus Schwab e del World Economic Forum, al secolo i Grünen (che nulla hanno a che fare con i vecchi Verdi tedeschi degli Anni Settanta/Ottanta). Questi sono piccoli soldatini indottrinati dai signori della nuova ideologia globalista, formati nelle e dalle istituzioni di stampo fabiano. Fra di loro spiccano per servilismo ed incapacità il ministro degli Esteri Annalena Baerbock e quello dell’Economia, nonché Vice-cancelliere, Robert Habeck. La signora Baerbock, recentemente a Praga, ha dichiarato perfino pubblicamente quali siano i principi politici da lei seguiti che, testuali parole, “non ha importanza ciò che possano pensare i miei elettori tedeschi”, sono dettati da altri interessi. Tutto sta a vedere quando l’establishment economico tedesco non ne avrà le scatole piene di vedere la propria economia andare a pezzi. Per il momento la linea americana sembra tenere. Bisognerà aspettare almeno fino alle elezioni di midterm dell’otto novembre che si terranno negli Stati Uniti quando, almeno così sembra secondo i sondaggi, i Repubblicani potrebbero prendere il controllo totale di entrambe le camere causando, di fatto, una sconfitta totale dei Dem. Allora, forse, la tensione in Europa potrebbe calare un po’.

Potrebbe calare, ma non finire. Questo perché anche l’amministrazione Trump, di comune accordo con quella russa, ha già da tempo deciso che l’Ucraina dovrà essere il nuovo “confine” tra Occidente ed Oriente. Sarà la linea di demarcazione tra i due blocchi di influenza mondiali. Ovviamente non esisterà più come Paese unico, ma sarà diviso a Nord-ovest sotto l’influenza anglo-americana e a Sud-est sotto quella russa. Non è che Trump avesse dunque altri piani. È solo che il suo sforzo maggiore era incentrato sull’economia interna del Paese e non sull’industria bellica e l’espansione verso Oriente. Anche per lui la Cina rappresenta uno spauracchio, ma l’intento era quello di staccare la Russia dall’alleanza oramai consolidata nella quale l’ha spinta l’amministrazione Biden. Dunque, anche se tornasse fra due anni Trump, noi certamente non possiamo farci soverchie illusioni di libertà o cambiamento di marcia.

D’altra parte è un po’ che sta girando in Rete un documento della “Rand corporation”, think thank americano da sempre considerato creatore di strategie politiche poi immancabilmente adottate dai governi statunitensi, dal titolo “Rafforzare gli Stati Uniti indebolendo la Germania”. Ne ha diffusamente parlato anche il bravo Roberto Mazzoni in un’intervista da lui rilasciata a “Il vaso di Pandora” e riproposta sul suo canale in modo più ampio. Ebbene in tale documento, vero o diffuso ad arte da altri che sia, si preconizza la distruzione sistematica del sistema produttivo tedesco, e a ricasco di quello europeo, proprio attraverso un piano di distacco dalle forniture energetiche russe: “L’attuale modello economico tedesco si basa su due pilastri: un accesso illimitato a fonti energetiche russe a basso costo e a energia elettrica francese a basso costo, grazie al funzionamento delle centrali nucleari francesi. L’importanza del primo fattore è considerevolmente superiore a quella del secondo fattore. Un blocco delle forniture russe può creare una crisi sistemica che sarebbe devastante per l’economia tedesca e, in modo indiretto, per l’intera Unione Europea”. Ed ancora: “L’unico approccio fattibile per garantire che la Germania rifiuti la fornitura di energia dalla Russia consiste nel coinvolgere entrambe le nazioni in un conflitto militare in Ucraina. Le azioni che stiamo per intraprendere in Ucraina condurranno inevitabilmente a una risposta militare da parte della Russia. I russi non potranno più ignorare la massiccia pressione esercitata dall’esercito ucraino sulle repubbliche non riconosciute del Donbas. Questo ci consentirà di etichettare la Russia come aggressore e applicare nei suoi confronti l’intero pacchetto di sanzioni preparate in anticipo”.

Ripeto, vero o falso che sia (la Rand corporation ne ha negato l’autenticità), il documento descrive comunque bene l’attuale situazione, le cause e le prospettive della stessa. Oramai i giochi sono aperti e, a meno che i tedeschi non decidano di mandare a casa gli attuali politici zerbini che li governano, vedo molto difficile un cambio di passo per i prossimi anni. D’altra parte i piani dell’Agenda 2030 sono noti a tutti e di qui alla fine del decennio, come si suol dire, c’è uno sputo di distanza. Dunque bisogna procedere (secondo tali piani) e a spron battuto, fra una finta (speriamo che si limitino a questa) epidemia e una guerra che distrugga l’economia del Vecchio continente, accompagnata da una “crisi climatica” creata ad hoc (non mi soffermerò qui a parlare dell’ingegneria ambientale che oramai viene comunemente messa in atto da più parti).

 

All’armi! All’armi! All’armi siam fascisti!

Ed eccoci arrivati al nostro piccolo orticello: Italialand! Finalmente il 25 settembre è passato e il popolo italiano ha potuto dare sfogo alla sua voglia di partigianeria sui social media, come ogni bravo cittadino italiota è preparato a fare oramai da anni. E allora è stato un tripudio di “Attenti al fascio”, anzi, alla “fascia”, per rispettare l’ultima idiozia del vocabolario Treccani (che oramai è guidato da quattro gatti, per giunta scemi), da una parte e di “Dio, patria e famiglia”, ma quella bucata dal sacro vaccino, s’intende, dall’altra. La pantomima delle “libere” elezioni ha dato, come al solito, anzi, più del solito, il meglio di sé. Le “oppo-finzioni”, più grandi e più piccole hanno sfoggiato le migliori livree per l’occasione, dalla “ducia” considerata adatta a ricoprire un eventuale incarico di leader di governo perfino dalla signora Hillary Clinton, tanto per fare un nome, all’infiltrato Paragone, apertamente sostenuto dal caro vecchio senatore Mario Monti.

Dunque ora ci sono orde di camicie nere che s’aggirano per le strade delle città italiane e i diritti (quali? Quelli che oramai sono negati da tempo?) non ci saranno più per decreto del nuovo establishment di “destra” (ho amici che staranno ridendo a crepapelle pensando alla Meloni come “di destra”). D’altra parte Giorgietta “de noantri” è l’unico leader di partito italiano a far parte dell’Aspen Institute, famoso centro di studi internazionali, la cui sede italiana vede come presidente Giulio Tremonti, come vicepresidente John Elkan e che annovera tra i suoi membri Romano Prodi, Giuliano Amato, Paolo Mieli e, guarda chi si ritrova, Mario Monti. Insomma, come dire, un covo di sovversivi dell’ordine costituito.

Ora, tra le grida e gli strepiti della “sinistra” (qui sono io che rido a crepapelle), probabilmente Giorgietta dovrà formare il nuovo esecutivo (degli ordini che gli vengono imposti. Si chiama così apposta 😉), con una legge di bilancio che sia di gradimento di Bruxelles. Ah, a proposito di Bruxelles, stavo per dimenticare le “finte” (in senso di finto scandalo) parole pacate e di giudizio neutrale (come deve essere per la carica che ricopre) della baronessa von der Leyen (e già, è pure nobile, grazie al marito Heiko, quello coinvolto nella storia dei vaccini, tanto voluti da sua moglie per l’Europa) allorquando le è stato chiesto cosa pensasse di un’eventuale “presa del potere” da parte delle “destre” in Italia, Ursula ha così chiosato: “Se le cose andranno in una direzione difficile – ho già parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti”. Ad ognuno il giudizio al riguardo.

Insomma, come fa dire Tommasi di Lampedusa a Tancredi Falconieri, nipote del principe di Salina Fabrizio Corbera: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.


© Youtube Roberto Romagnoli

Il migliore dei mondi possibili

Il migliore dei mondi possibili

La “pandemia”, i vaccini, le mascherine… tutti i principali argomenti di cui si sente parlare dalla mattina alla sera ovunque, in tv, sui social, per le strade. Oramai ci si è assuefatti a queste tematiche e le si dà praticamente per scontate. Un po’ come parlare del tempo, quando non si sa bene su cos’altro conversare. Oramai si dà per scontato che la libertà sia rappresentata dal potersi far vaccinare (o marchiare, come le bestie, a seconda dei punti di vista) con il metodo che si ritiene più adatto per sé e nel modo più rapido possibile, e non dal fatto che si possa non volersi vaccinare, cosa che al contrario è vista ed additata come la più turpe delle colpe nell’ambito sociale e addirittura morale (ne ho trattato in questo articolo). Chiunque nutra dubbi circa il volersi far inoculare il liquido salvifico viene messo all’indice e considerato come un reietto ed un untore. Quest’opera di “marchiatura” viene messa in atto a partire dalle svariate truppe cammellate dell’“informazione”. Ad ogni ora del giorno e della notte le solite facce di “esperti”, opinionisti e politici ripetono all’infinito la messa cantata che è stata detta loro di propagandare, a prescindere dalla propria competenza e capacità di comprensione di ciò che ripetono allo sfinimento. E questo avviene ovunque, in ogni Paese, dove più, dove meno e con modalità che cambiano a seconda del tipo di cultura dello stesso.

Da noi, in Italialand, a questo martellamento ininterrotto vengono aggiunti altri diversivi d’accompagno, un po’ perché tipici della nostra di cultura, un po’ perché, come ho già altre volte sottolineato, noi siamo un popolo perfetto per fare esperimenti sociali su larga scala. Ultimo in ordine temporale è la discussione sulla cosiddetta legge “Zan” (disegno di legge per essere precisi), approvata alla Camera ed ora in discussione al Senato. Di detto provvedimento legislativo in particolare sarebbe da esaminare ed approfondire l’articolo 4, dando esso modo (se passasse la legge così com’è) di accusare chiunque di reati d’opinione se si esprimessero pensieri non conformi a quelli del “politically correct”, che potrebbero “offendere” chicchessia su tematiche di carattere sessuale ed “inclusivo” (termine tanto caro ad una certa parte politica, e che volutamente non vuol dire nulla di concreto di per sé). Ma non mi soffermerò ora qui a discuterne. Ci saranno altre occasioni.

Tuttavia c’è un aspetto di tutta questa situazione “surreale” che a mio parere non è stato ancora ben messo in rilievo. Si tratta della stretta connessione che c’è in realtà tra la “pandemia”, le restrizioni messe in atto per “controllarla”, i vaccini e… la “transizione ecologica” e la cosiddetta “digitalizzazione”.

Apparentemente questi argomenti non sarebbero correlati, ma ad un’analisi più attenta i fili possono essere uniti assieme. Partiamo dalle ultime due.

 

Clima, ecologia e bit a volontà

Nel mese di aprile l’Unione Europea (Consiglio e Parlamento) ha raggiunto un accordo politico (confermato pochi giorni fa) che introduce nella legislazione l’obiettivo della neutralità climatica (ossia la capacità della Terra di assorbire le emissioni di gas prodotte) della UE stessa per il 2050, ed un obiettivo collettivo di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra pari ad almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. A seguito di tale decisione, o per meglio dire dopo, la Corte Costituzionale tedesca ha emesso una sentenza definita da tutti i media “storica”: “…Le disposizioni della legge sulla protezione del clima del 12 dicembre 2019… sono incompatibili con i diritti fondamentali, nella misura in cui mancano requisiti sufficienti per ulteriori riduzioni delle emissioni a partire dal 2031. La legge sulla protezione del clima obbliga il Governo federale a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento entro l’anno 2030 rispetto al 1990… i ricorrenti, alcuni dei quali sono ancora molto giovani, hanno avuto i loro diritti civili violati dalle disposizioni contestate”.

Già, “i giovani”, perché molti dei ricorrenti erano proprio quei movimenti giovanili che si rifanno al “Friday for future” di Greta Thunberg. Guarda caso. E il Governo tedesco, così sensibile alle istanze dei giovani (o forse della sua classe imprenditoriale?), ha subito prontamente rilanciato, aumentando l’obiettivo di riduzione delle emissioni della Germania per il 2030 dal 55 al 65 per cento. Il gabinetto federale intende approvare un emendamento corrispondente alla legge sulla protezione del clima nel prossimo futuro.

L’energia sostitutiva del carbone e della lignite per far marciare le industrie tedesche nel futuro sarà molto probabilmente l’idrogeno e quella nucleare a doppio fluido (per capirci i reattori montati sui sottomarini), ma per il momento il gas rimane la fonte energetica più praticabile per la sostituzione del carbone. Di qui l’accordo con il “cattivone” Putin per la costruzione del raddoppio del gasdotto sul Mar Baltico, il cosiddetto “Nord Stream 2”, tanto osteggiato dall’altro cattivone Trump prima, e dal buono Biden adesso. Osteggiato chiaramente non perché qualcuno creda alla barzelletta della cattiveria del “nemico” russo, bensì perché gli Stati Uniti devono esportare il loro gas di scisto in Europa. Pertanto la Germania dà un colpo al cerchio e l’altro alla botte, per non scontentare nessuno. Un capolavoro di diplomazia economica per ottenere ciò di cui ha bisogno: esportare a gogo è l’obiettivo a cui non derogare, quindi…

Quindi l’industria tedesca, vero Panzer della “locomotiva d’Europa” si prepara, in tutti i sensi. Ha bisogno di riconvertire i propri mezzi di produzione, anche attraverso la digitalizzazione (che come vedremo non serve solo a questo), ma per farlo deve investire cospicui capitali. Pertanto quale migliore cosa che fare pagare questa “transizione” a tutti i “clienti” stessi, ossia ai cittadini europei attraverso i finanziamenti (finti) del Recovery Fund (che in realtà a parole dovrebbe servire per i danni derivanti dalla “pandemia”)? Ma come farlo? Semplice! Innanzitutto occorre trovare un alleato che abbia la stessa necessità di riconversione industriale (leggi Francia), poi spingi a livello politico perché la decisione di adottarli venga presa da tutti gli altri Paesi (ci deve essere la maggioranza assoluta). Dopodiché bacchetti i più riottosi ad accettare questa “suppostina”, costituita in maggioranza da prestiti che andranno restituiti con gli interessi (all’Italia sono destinati 191,5miliardi circa, di cui 68,9 di sovvenzioni e 122,6 di prestiti. Inoltre sono previsti altri 31miliardi dal cosiddetto Fondo complementare e 13,5 dal programma “React EU”) con minacce (finte) di non concedere gli aiuti stessi. Questo per una parte dei fondi necessari a tale transizione.

Poi c’è l’aspetto politico. Bisogna spingere su quei partiti e movimenti che nell’immaginario comune maggiormente sono legati al “verde”, all’“ecologia”, alla “salvaguardia dell’ambiente”. Ossia i Grünen, i Verdi tedeschi. E come condire questa scelta sull’onda internazionale del “politically correct”? Ma ovvio! Con una candidata donna alla cancelleria per le prossime elezioni di settembre: Annalena Baerbock, 40 anni di inesperienza e inconsistenza allo stato puro. La candidata ideale per trascinare quell’elettorato giovane, o giovanile, che tanto piace alla gente che piace. Tutto “green”, spirituale, innovativo e, perché no?, digitale.

Sì, perché il futuro passa per i byte, o meglio per i Yobibyte (280) di dati che circolano e sempre più circoleranno in Rete. Una montagna di dati, che valgono tanto oro quanta è la loro massa immane. E per far questo la Germania si vuole mettere al passo con i tempi, come i concorrenti economici americani e cinesi, attraverso la costruzione dei super-computer quantistici (capaci di fare calcoli, che i più veloci computer al mondo impiegherebbero a risolvere in 10mila anni, in circa 3minuti e venti secondi). Una tale potenza di calcolo la si può applicare ad infiniti settori, da quello prettamente commerciale a quello militare, da quello finanziario a quello della ricerca pura. In particolare a beneficiarne sarà quello medico.

 

Resistere, anzi no! Resilire!

Del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (termine tanto usato ultimamente, e non a caso) che si divide in 6 “mission”, ossia comparti per dirla all’italiana, il capitolo riservato alla Sanità o Salute (anche qui il cambiamento non è casuale) è quello a cui è stata destinata la fetta più piccola di risorse (appena 15,6miliardi dal PNRR + 1,71 da React EU + 2,89mld dal fondo complementare) fra quelle che “arriveranno” dall’Europa. Ma come? Non siamo in un’emergenza pandemica mondiale? Visto che ci si è (giustamente) lamentati tanto della carenza dei posti in terapia intensiva nei nostri ospedali, come mai non si è provveduto in più di un anno ad aumentarli? Ah, già! Si sono comprati i banchi a rotelle, quelli sì necessari! Inoltre, per chi non lo sapesse, i nostri Governi (Conte prima e Draghi adesso) non hanno stanziato a tutt’oggi un solo euro per la ricerca nel nostro Paese sul Covid 19, la “più grande pandemia che la storia dell’umanità ricordi”…

Eppure dalla mattina alla sera, come dicevamo, siamo bombardati da continui messaggi che ci ricordano quanto il “virus” sia pericoloso, quanto sia importante che si continuino a mantenere le distanze “sociali”, che bisogna essere “responsabili” per non rovinare quelle due briciole di libertà che ci sono state concesse.

Piccola parentesi: se non lo sapeste l’OMS ha suggerito ai Paesi che stanno applicando a man bassa la campagna vaccinale di abbassare il numero di cicli (si chiamano così) che vengono fatti per verificare se un tampone sia positivo o negativo (entro i venti, perché oltre si rintraccia la qualunque). Dunque il risultato dell’abbassamento dei contagi non è dovuto alla minore diffusione del virus in virtù dell’efficacia dei vaccini, bensì semplicemente perché le analisi (comunque non adatte a diagnosticare tale tipo di positività) vengono fatte in modo più corretto.

Tornando al PNRR, i capitoli più corposi di finanziamento, indovinate un po’, sono assegnati a: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (40,32miliardi dal PNRR + 0,8miliardi da React-EU + 8,74 dal fondo complementare); rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47miliardi dal PNRR + 1,31 da React-EU + 9,16 dal fondo complementare); infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,4mld da PNRR + 6,06 dal fondo complementare); istruzione e ricerca (30,88miliardi dal PNRR + 1,93mld da React-EU + 1miliardo dal fondo complementare); inclusione e sociale (19,81mld dal PNRR + 7,25 da React-EU + 2,77 dal fondo complementare).

Dunque, come in Germania, “digitalizzazione”, “rivoluzione verde” e “transizione ecologica” sono ai primi posti. Un caso? Non penso proprio. Quel che penso, al contrario, è che sia esattamente ciò che la classe egemone economicamente, i cosiddetti “poteri forti” avesse in mente fin dall’inizio di tutta questa immensa pantomima. Il virus, ovviamente, è un mezzo per cambiare radicalmente l’economia e la società. Finito un Covid se ne fa un altro, per traslare un vecchio proverbio romano sui Papi. La “pandemia” è un metodo per ottenere il cambiamento che si vuole, e pertanto può essere usata a piacimento. Almeno finché la gente continuerà a dare credito alla narrativa corrente, anche se quest’ultima fa palesemente acqua da tutte le parti. La paura di perdere la vita è il motore di tutta questa narrativa, e per paura di perderla non ci si accorge che, di fatto, non si vive più.

 

Il tuo robot medico

Concludo questo lungo articolo con un’ultima considerazione. Una delle componenti principali della “digitalizzazione” è proprio quella legata alla Salute. Quest’ultima, o meglio la Sanità (concetto ben più ampio di quello usato in questi ultimi anni, ripeto, non a caso), è un mezzo potentissimo di controllo delle masse. E questo non solo perché la malattia è connaturata alla natura dell’uomo, ma anche perché attraverso la medicina si può determinare il destino di un individuo, tanto in senso positivo che negativo. Si possono inoltre indirizzare le masse verso determinati tipi di comportamento, sia con reazioni riflesse sia con metodologie di carattere fisico d’interazione con l’essere umano. In questo quadro la cosiddetta “telemedicina” assumerà sempre più piede in un futuro oramai prossimo. Verranno create delle centrali telematiche che controlleranno costantemente i pazienti a casa propria, e l’interazione con gli smartphone sarà sempre più evidente. In pratica ci sarà un’informatizzazione totale del nostro stato di salute e della nostra vita in genere, dove il vostro medico sarà un programma informatico o un dottore robot. Milioni di dati, come accennavo prima, che saranno vero e proprio oro tanto per le élite che detengono i mezzi tecnologici e finanziari per fare tutto ciò, quanto per le loro aziende da cui oramai l’intera umanità dipende. Dunque oltre il controllo anche il guadagno. L’“Internet delle cose”, per cui è necessario il 5G (già si parla di 6G e oltre) non è una “figata”, è la fine dell’autodeterminazione. Sarete collegati con la Rete 24 ore al giorno e questi miliardi di dati saranno appunto controllati attraverso computer quantistici. Con la digitalizzazione scordatevi la privacy, scordatevi la libertà di decisione e di movimento, scordatevi la vita come l’avete conosciuta fino ad oggi.

Benvenuti nel mondo nuovo, ecologico, sostenibile e digitale. Il migliore dei mondi possibili.

Germania anno zero

Germania anno zero

Gli avvenimenti difficilmente sono casuali. Soprattutto in politica. Magari non se ne conoscono a prima vista i motivi, ma dietro qualcuno o qualcosa ha generalmente agito per ottenere un determinato risultato.

Durante questo periodo di “pandemia” diverse sono le cose che si sono succedute in tutto il mondo e in Europa anche la nazione leader, la Germania, ha visto profondi cambiamenti. In tutti i sensi.

Tanto per iniziare è finita (finalmente diranno alcuni) l’era Merkel. La Cancelliera ha definitivamente, almeno all’apparenza, gettato la spugna, decretando un suo ritiro dalla scena politica attiva rinunciando a un quinto mandato al comando del Paese. La regina di Germania ha provato a lasciare lo scettro a due donne, Annegret Kramp-Karrenbauer e Ursula von der Leyen, ma entrambe non hanno la stoffa per succederle. Alla fine, guarda caso, lo scettro della conduzione del partito è passato nelle mani di “un brav’uomo” come si sarebbe detto in altri tempi, o leggi “mediocre” come si direbbe fuori dai denti (o politically correct) oggi: Armin Lascet, 60 anni, Presidente del Nord Reno-Westfalia. Uomo perfetto per non dar fastidio a nessuno. Tanto perfetto che alla fine si è deciso che dovrà guidare l’Unione ossia la CDU e la CSU (partito gemello della prima, ma solo presente in Baviera) nella corsa per il cancellierato il 26 settembre prossimo. Non è infatti un caso che gente come Wolfgang Schäuble, un falco della politica tedesca, lo appoggiasse apertamente contro il rivale, il Presidente della Baviera, Markus Söder (54 anni). Quest’ultimo certamente preferito dagli elettori tedeschi, perché più carismatico e “deciso” nelle sue pur discutibili decisioni. Ma si sa, in tempi di Covid la figura dell’uomo “forte” e risoluto ha successo per credere di uscire dall’impasse economica, sanitaria e sociale.

Un suicidio programmato

La domanda da porsi è: perché la CDU si è suicidata politicamente? Perché, dopo 16 anni di regno praticamente incontrastato, durante il quale la politica della Merkel ha fagocitato tutto e tutti, in primis la SPD, la più antica socialdemocrazia al mondo con una tradizione politica centenaria (fu fondata nel lontano 1863), ha deciso di abdicare politicamente la guida del Paese egemone in Europa da almeno trent’anni? Perché è chiaro, sondaggi a parte, che il cancellierato tedesco sia destinato ad andare nelle mani dei “Grüne”, ossia i Verdi tedeschi, già in ascesa da tempo nelle preferenze elettorali del Paese, tanto a livello nazionale che locale (un recente sondaggio del Forsa Institute darebbe i Verdi in sorpasso sull’Unione con il 28 per cento delle preferenze contro appena il 21). E non è di certo un caso che proprio il giorno prima della decisione “suicida” del Consiglio esecutivo del partito cristiano democratico fosse stata eletta come candidata alla cancelleria per il partito in ascesa una donna, Annalena Baerbock. Quest’ultima, che passa per essere una vera e propria “promessa” della politica tedesca, a mio parere è al contrario un grande bluff.

Il verde speranza

La “giovane” promessa (ha, si fa per dire, appena 40 anni) ricalca perfettamente la figura della politica perfetta per rientrare nei canoni del “politically correct”. Madre di due figlie, Annalena ha studiato Scienze Politiche e Diritto Pubblico (in Germania si prende la laurea in due specializzazioni, anche se, spesso, non si sa nulla di entrambe. Ma questo sarebbe un lungo discorso che esula dal tema di questo articolo). Si è poi laureata (ma guarda tu il caso!) alla “London School of Economics and Political Science” in Diritto pubblico internazionale e specializzata presso Istituto britannico di Diritto internazionale e comparato. Incarna dunque alla perfezione la figura di quella generazione dei cosiddetti Millenials di cui ho parlato nel mio articolo “L’altra faccia della Luna”. Infatti come incarico “politico” è stata assistente di un’eurodeputata dei Verdi presso il Parlamento europeo (tra il 2005 e il 2008) e pochi incarichi secondari all’interno del Bundestag tedesco.

Dunque quale migliore figura per guidare la successione dell’era Merkel e trascinare un elettorato “giovane” come lei, attento (si fa per dire) alle tematiche dell’Ambiente, della “sostenibilità” (termine che va tanto di moda ultimamente) e aperto alle differenze culturali e sessuali? Come dire, il perfetto manuale della “società liquida”, senza confini e contraria alla tradizione fatta passare, quest’ultima, come segno di regressione e conservatorismo deleterio.

Uomini nuovi per il tempo a venire

I Verdi tedeschi incarnano il partito perfetto (costruito nel corso degli ultimi anni a tavolino e che nulla ha più a che vedere con quello del passato) per far governare direttamente le élite mondiali, attraverso più o meno ignari “soldatini”, tirati su nel corso degli anni nelle Università e nei centri Think Tank (letteralmente “serbatoio di pensiero”) di mezzo mondo. Ma ovviamente i partiti di tutto il mondo, certamente dei principali Paesi europei, ne sono pieni allo stesso modo.

S’è ben visto da noi, con una classe politica nel migliore dei casi inetta, nel peggiore collusa con il sistema stesso. In genere i più “anziani”, quelli che una volta erano i portaborse dei politici del vecchio corso del dopoguerra oramai quasi tutti scomparsi, fanno parte di quest’ultima categoria. I più “giovani”, o quelli che si fanno passare per tali, in genere fanno parte della prima. Per non fare nomi, ne fa parte gente che è stata chiamata dall’estero (dove passava per essere fine intellettuale ed insegnava in quelle stesse Università di cui sopra e dove si era formata a sua volta) a guidare partiti di sistema cui si continua a dare appellativi d’appartenenza politica che nulla hanno a che fare con la loro vera natura. Ma questo è solo un esempio. Gli altri sono la stessa cosa, sotto altre vesti.

Germania anno zero

Dunque quello che sta accadendo in Germania, a mio parere, è un reset completo della classe politica (quello economico lo si sta facendo su scala globale, con l’eliminazione della piccola e media impresa. Ne ho parlato diffusamente nei miei precedenti articoli). Una tabula rasa su cui riavviare il sistema sociale, educativo e, ovviamente, economico. Questo processo non sta avvenendo solo nei Verdi, bensì in tutti i partiti dell’arco costituzionale. La cosa, quantomeno, è più evidente in quelli maggiori, che potrebbero aspirare al governo del Paese. Dunque, per tornare all’inizio di questo discorso, quello della CDU è stato un “suicidio” programmato, perché è stato deciso che, in mancanza di “uomini forti” da mettere al comando del cambiamento programmato, fosse ora di rimpiazzare direttamente la vecchia classe politica con quella creata ad hoc, ed ora pronta a seguire i dettami che le vengono impartiti e per cui è stata formata. Dopo quello della Seconda Guerra Mondiale, magistralmente descritto da Rossellini con la sua immortale pellicola, è per questa Terza Guerra Mondiale, combattuta con altri mezzi, arrivato il momento di azzerare nuovamente la storia tedesca.

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