Vot’Antonio, vot’Antonio!

Vot’Antonio, vot’Antonio!

Quando ero giovane, tra gli ultimi anni del liceo e quelli universitari, avevo un amico fraterno con il quale condividevo l’amore per la conversazione. Parlavamo per ore praticamente di tutto: dai sentimenti alle scelte difficili da prendere, dai progetti per il futuro alle nostre speranze, dalla Filosofia alla Politica. C’era solo un problema: io ero un ragazzino ancora dalle idee confuse, almeno in campo politico, mentre il mio amico le aveva molto più chiare delle mie, o almeno così a me sembrava.

Fu proprio durante le nostre lunghe conversazioni che io, pian piano, “maturai” le mie convinzioni politiche passando da posizioni “centriste” (più che altro influenzate dall’ambiente impiegatizio familiare) a convinzioni di “sinistra”. Tuttavia la differenza tra le mie posizioni e quelle del mio amico rimaneva grande: io avevo una visione, per così dire, di social democrazia, confondendo il mondo della Grecia antica (che tanto amavo) con quello moderno della “democrazia rappresentativa”. Il mio amico, invece, sembrava non credere al “sistema” ed aveva posizioni “extra-parlamentari” che io all’epoca giudicavo troppo “estremiste”. Nel corso di pochi anni, comunque, spostai le mie convinzioni fino a finanziare, da studente universitario squattrinato, il giornale “Lotta comunista” del quale iniziai a sposare le convinzioni politiche (almeno quelle dei suoi intellettuali). Tuttavia continuavo, illudendomi, a credere nei valori che mi erano stati inculcati e, pur annullando la scheda elettorale (non sentendomi minimamente rappresentato), continuavo ad andare al seggio elettorale, ritenendo che il voto rappresentasse ancora un “segno di democrazia” irrinunciabile.

Col passare degli anni ho capito che l’esercizio del voto, tanto bello sulla carta, poco ha a che fare con ideali democratici egualitari. Il voto, al contrario, è un potente strumento di legittimazione del potere. Anzi, lo è sempre stato.

 

Vota Antonio la Trippa

Le ragioni per le quali i partiti politici e i mass media insistono così tanto all’unisono che voi andiate a votare sono principalmente due. La prima, la più evidente, riguarda tutta quella pletora di omuncoli e nani da circo che campano facendo i maggiordomi del vero potere, quello economico-finanziario, all’interno dei parlamenti: “Tengo famiglia” si sarebbe detto una volta. Oggi, semplicemente, questa schiera di parvenu campa solo grazie alle prebende che le derivano dalle cariche ricevute all’interno dei partiti e degli incarichi istituzionali ricoperti. Ad eleggerli, il più delle volte, non è il voto degli illusi che ancora pensano che l’urna possa far cambiare la rotta prestabilita della politica, bensì la decisione presa dai partiti stessi che scelgono chi candidare e in che posizione mettere i singoli individui negli elenchi delle liste elettorali. In pratica a decidere chi dovrà sedere sopra una determinata poltrona non sono i cittadini con il loro voto, ma i giochi di potere (spesso di piccolo cabotaggio) all’interno delle segreterie e delle correnti politiche. Diverse migliaia di euro al mese, privilegi che un cittadino medio non si sogna minimamente di poter ricevere in tutta la sua vita e un vitalizio assicurato anche solo dopo una legislatura passata a fare il passacarte in qualche “sacro” emiciclo sono una ragione più che sufficiente affinché vi martellino dalla mattina alla sera con il messaggio dell’importanza del vostro voto. Ma non è né la sola, né a mio parere la principale.

In effetti chi è veramente preoccupato dal fatto che la massa possa disertare le urne è chi detiene il vero potere e che il “sistema” ha creato e mantiene attraverso tutta una massa di istituzioni e servizi preparati apposta per la sussistenza del medesimo. Non solo apparati burocratici, ma anche apparati dell’informazione che martellano dalla mattina alla sera il cittadino, il suddito per meglio dire, con slogan e surrettizi ragionamenti atti appunto a spingere le pecore a legittimare il sistema stesso, in questo caso con il voto. Se per assurdo nessuno si recasse alle urne ciò significherebbe non solo la completa eliminazione dalla scena politica e sociale di tutto quell’ammasso di servi e servetti di cui sopra, ma, soprattutto, un disconoscimento totale del sistema in sé. Il re sarebbe a quel punto “nudo”. È un po’ come per la storia della Pandeminchia e dei vaccini. Se nessuno li avesse fatti tutta la pantomima che ne è seguita e tutti gli attori in essa coinvolti sarebbero svaniti in pochissimo tempo. E forse oggi ci sarebbero ancora persone che, purtroppo, ci hanno lasciato più o meno prematuramente. In quel caso gli “anarchici” erano quanti, medici e ricercatori seri in testa, hanno lanciato un grido d’allarme circa quanto stava avvenendo e a quali conseguenze si sarebbe potuti andare incontro (come poi, puntualmente, è avvenuto). Sarebbe bastato esercitare un ragionevole dubbio per capire che la strada che ci stavano facendo intraprendere ben poco aveva a che vedere con il “nostro” bene. Ma si sa, il “sistema” adopera proprio le emergenze, vere o fittizie che siano, per spingere le persone a credere a soluzioni da lui stesso proposte (e messe in atto comunque). L’emergenza serve proprio per dare la legittimazione a quanto messo in atto. Si vedano ad esempio tutte le misure messe in atto “per il nostro bene” dopo l’altra pantomima, quella (tragica anch’essa per chi l’ha vissuta sulla propria pelle) dell’11 settembre 2001. Una volta deciso che tutto il mondo avrebbe dovuto adottare misure “anti-terrorismo” non sono state più tolte. Vedasi ad esempio quelle negli aeroporti e le centinaia di telecamere che ci controllano a vista dalla mattina alla sera ovunque.

Le elezioni funzionano allo stesso modo: si lancia l’allarme dell’astensionismo e ciò che potrebbe comportare, inventandosi appositi slogan, come dicevo sopra, del tipo: “Se non voti, comunque la tua astensione permetterà agli altri di raggiungere il quorum per essere eletti”; oppure: “Occorre essere responsabili in un momento in cui la democrazia è da più parti messa in pericolo”. Già, la democrazia è messa in pericolo. Se ce ne fosse una! E in ogni caso bisognerebbe vedere da parte di chi.

Il famoso adagio attribuito a Mark Twain “Se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare” ha un fondamento che va al di là del senso comune. Il sistema prevede tutto pur di mantenere il potere e di perpetuare la propria esistenza. Come rimarcava giustamente Ernst Jünger nel suo “Trattato del Ribelle” il totalitarismo del sistema deve prevedere anche un finto, piccolo spazio per un’opposizione, proprio per giustificare e legittimare la sua soverchiante totalità. Allora, come scriveva l’autore tedesco, bisogna avere il coraggio di ribellarsi, di “andare nel bosco”, che è l’esatto contrario dell’indifferenza. Nel bosco si è soli, ma si è liberi e disposti alla lotta, alla ribellione. «La violazione del diritto assume talvolta apparenza di legalità, per esempio quando il partito al potere si assicura una maggioranza favorevole a modificare la Costituzione. La maggioranza può contemporaneamente agire nella legalità e produrre illegalità: le menti semplici non afferrano mai questa contraddizione. Eppure, già nelle votazioni, molto spesso è difficile stabilire l’esatto confine tra diritto e arbitrio.».

 

Fenomenologia di una nazione in declino

Piccola digressione finale che, in parte, ha a che vedere con quanto scritto finora. In Germania, in questo periodo elettorale, si stanno susseguendo una serie di “misteriosi” atti di violenza (più o meno annotabili) nei confronti principalmente di esponenti politici della SPD o dei Verdi. Ma tu guarda un po’ il caso, proprio in prossimità della tornata elettorale. Sempre al margine della stessa occorre rimarcare che degli otto principali partiti che si presentano per uno scranno europeo i solerti media tedeschi hanno deciso di escludere il crescente (almeno nei sondaggi) da poco nato partito Bündnis Sahra Wagenknecht, ossia “Alleanza Sahra Wagenknecht”, la ex deputata della Linke (della quale ho più volte scritto che a mio parere è il solo vero politico tedesco rimasto all’interno del Bundestag) dai dibattiti pubblici televisivi. Questo sempre per favorire il processo democratico, s’intende.

Eh, quanto è bella la democrazia anche in Kruchland! Così bella che i politici tedeschi, dopo che gli hanno distrutto ben due gasdotti, la fonte primaria d’energia per l’ex “locomotiva d’Europa”, e che ora sono costretti a comprare il gas sottobanco e per vie traverse a prezzi molto più alti sempre dalla Russia (oltre a quello a buon prezzo -si capisce l’ironia?- dagli Stati Uniti) di cosa si occupano in questi giorni? Ma ovvio, del rincaro dei prezzi del Kebab! Un fatto gravissimo, soprattutto per i più giovani (noti consumatori di cibo spazzatura, per l’appunto). Il fatto è tanto grave che se n’è occupato anche il Cancelliere Scholz in persona impegnandosi a farlo tornare a prezzi più ragionevoli, ossia sui 3 euro. Tanto vale la democrazia oggi.

Dei Vannacci e Toti di turno da noi non voglio nemmeno fare un cenno.

Mi raccomando, continuate a votarli!…

 


Gli onorevoli © Youtube Roberto Molfetta

 

Il migliore dei mondi possibili

Il migliore dei mondi possibili

La “pandemia”, i vaccini, le mascherine… tutti i principali argomenti di cui si sente parlare dalla mattina alla sera ovunque, in tv, sui social, per le strade. Oramai ci si è assuefatti a queste tematiche e le si dà praticamente per scontate. Un po’ come parlare del tempo, quando non si sa bene su cos’altro conversare. Oramai si dà per scontato che la libertà sia rappresentata dal potersi far vaccinare (o marchiare, come le bestie, a seconda dei punti di vista) con il metodo che si ritiene più adatto per sé e nel modo più rapido possibile, e non dal fatto che si possa non volersi vaccinare, cosa che al contrario è vista ed additata come la più turpe delle colpe nell’ambito sociale e addirittura morale (ne ho trattato in questo articolo). Chiunque nutra dubbi circa il volersi far inoculare il liquido salvifico viene messo all’indice e considerato come un reietto ed un untore. Quest’opera di “marchiatura” viene messa in atto a partire dalle svariate truppe cammellate dell’“informazione”. Ad ogni ora del giorno e della notte le solite facce di “esperti”, opinionisti e politici ripetono all’infinito la messa cantata che è stata detta loro di propagandare, a prescindere dalla propria competenza e capacità di comprensione di ciò che ripetono allo sfinimento. E questo avviene ovunque, in ogni Paese, dove più, dove meno e con modalità che cambiano a seconda del tipo di cultura dello stesso.

Da noi, in Italialand, a questo martellamento ininterrotto vengono aggiunti altri diversivi d’accompagno, un po’ perché tipici della nostra di cultura, un po’ perché, come ho già altre volte sottolineato, noi siamo un popolo perfetto per fare esperimenti sociali su larga scala. Ultimo in ordine temporale è la discussione sulla cosiddetta legge “Zan” (disegno di legge per essere precisi), approvata alla Camera ed ora in discussione al Senato. Di detto provvedimento legislativo in particolare sarebbe da esaminare ed approfondire l’articolo 4, dando esso modo (se passasse la legge così com’è) di accusare chiunque di reati d’opinione se si esprimessero pensieri non conformi a quelli del “politically correct”, che potrebbero “offendere” chicchessia su tematiche di carattere sessuale ed “inclusivo” (termine tanto caro ad una certa parte politica, e che volutamente non vuol dire nulla di concreto di per sé). Ma non mi soffermerò ora qui a discuterne. Ci saranno altre occasioni.

Tuttavia c’è un aspetto di tutta questa situazione “surreale” che a mio parere non è stato ancora ben messo in rilievo. Si tratta della stretta connessione che c’è in realtà tra la “pandemia”, le restrizioni messe in atto per “controllarla”, i vaccini e… la “transizione ecologica” e la cosiddetta “digitalizzazione”.

Apparentemente questi argomenti non sarebbero correlati, ma ad un’analisi più attenta i fili possono essere uniti assieme. Partiamo dalle ultime due.

 

Clima, ecologia e bit a volontà

Nel mese di aprile l’Unione Europea (Consiglio e Parlamento) ha raggiunto un accordo politico (confermato pochi giorni fa) che introduce nella legislazione l’obiettivo della neutralità climatica (ossia la capacità della Terra di assorbire le emissioni di gas prodotte) della UE stessa per il 2050, ed un obiettivo collettivo di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra pari ad almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. A seguito di tale decisione, o per meglio dire dopo, la Corte Costituzionale tedesca ha emesso una sentenza definita da tutti i media “storica”: “…Le disposizioni della legge sulla protezione del clima del 12 dicembre 2019… sono incompatibili con i diritti fondamentali, nella misura in cui mancano requisiti sufficienti per ulteriori riduzioni delle emissioni a partire dal 2031. La legge sulla protezione del clima obbliga il Governo federale a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento entro l’anno 2030 rispetto al 1990… i ricorrenti, alcuni dei quali sono ancora molto giovani, hanno avuto i loro diritti civili violati dalle disposizioni contestate”.

Già, “i giovani”, perché molti dei ricorrenti erano proprio quei movimenti giovanili che si rifanno al “Friday for future” di Greta Thunberg. Guarda caso. E il Governo tedesco, così sensibile alle istanze dei giovani (o forse della sua classe imprenditoriale?), ha subito prontamente rilanciato, aumentando l’obiettivo di riduzione delle emissioni della Germania per il 2030 dal 55 al 65 per cento. Il gabinetto federale intende approvare un emendamento corrispondente alla legge sulla protezione del clima nel prossimo futuro.

L’energia sostitutiva del carbone e della lignite per far marciare le industrie tedesche nel futuro sarà molto probabilmente l’idrogeno e quella nucleare a doppio fluido (per capirci i reattori montati sui sottomarini), ma per il momento il gas rimane la fonte energetica più praticabile per la sostituzione del carbone. Di qui l’accordo con il “cattivone” Putin per la costruzione del raddoppio del gasdotto sul Mar Baltico, il cosiddetto “Nord Stream 2”, tanto osteggiato dall’altro cattivone Trump prima, e dal buono Biden adesso. Osteggiato chiaramente non perché qualcuno creda alla barzelletta della cattiveria del “nemico” russo, bensì perché gli Stati Uniti devono esportare il loro gas di scisto in Europa. Pertanto la Germania dà un colpo al cerchio e l’altro alla botte, per non scontentare nessuno. Un capolavoro di diplomazia economica per ottenere ciò di cui ha bisogno: esportare a gogo è l’obiettivo a cui non derogare, quindi…

Quindi l’industria tedesca, vero Panzer della “locomotiva d’Europa” si prepara, in tutti i sensi. Ha bisogno di riconvertire i propri mezzi di produzione, anche attraverso la digitalizzazione (che come vedremo non serve solo a questo), ma per farlo deve investire cospicui capitali. Pertanto quale migliore cosa che fare pagare questa “transizione” a tutti i “clienti” stessi, ossia ai cittadini europei attraverso i finanziamenti (finti) del Recovery Fund (che in realtà a parole dovrebbe servire per i danni derivanti dalla “pandemia”)? Ma come farlo? Semplice! Innanzitutto occorre trovare un alleato che abbia la stessa necessità di riconversione industriale (leggi Francia), poi spingi a livello politico perché la decisione di adottarli venga presa da tutti gli altri Paesi (ci deve essere la maggioranza assoluta). Dopodiché bacchetti i più riottosi ad accettare questa “suppostina”, costituita in maggioranza da prestiti che andranno restituiti con gli interessi (all’Italia sono destinati 191,5miliardi circa, di cui 68,9 di sovvenzioni e 122,6 di prestiti. Inoltre sono previsti altri 31miliardi dal cosiddetto Fondo complementare e 13,5 dal programma “React EU”) con minacce (finte) di non concedere gli aiuti stessi. Questo per una parte dei fondi necessari a tale transizione.

Poi c’è l’aspetto politico. Bisogna spingere su quei partiti e movimenti che nell’immaginario comune maggiormente sono legati al “verde”, all’“ecologia”, alla “salvaguardia dell’ambiente”. Ossia i Grünen, i Verdi tedeschi. E come condire questa scelta sull’onda internazionale del “politically correct”? Ma ovvio! Con una candidata donna alla cancelleria per le prossime elezioni di settembre: Annalena Baerbock, 40 anni di inesperienza e inconsistenza allo stato puro. La candidata ideale per trascinare quell’elettorato giovane, o giovanile, che tanto piace alla gente che piace. Tutto “green”, spirituale, innovativo e, perché no?, digitale.

Sì, perché il futuro passa per i byte, o meglio per i Yobibyte (280) di dati che circolano e sempre più circoleranno in Rete. Una montagna di dati, che valgono tanto oro quanta è la loro massa immane. E per far questo la Germania si vuole mettere al passo con i tempi, come i concorrenti economici americani e cinesi, attraverso la costruzione dei super-computer quantistici (capaci di fare calcoli, che i più veloci computer al mondo impiegherebbero a risolvere in 10mila anni, in circa 3minuti e venti secondi). Una tale potenza di calcolo la si può applicare ad infiniti settori, da quello prettamente commerciale a quello militare, da quello finanziario a quello della ricerca pura. In particolare a beneficiarne sarà quello medico.

 

Resistere, anzi no! Resilire!

Del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (termine tanto usato ultimamente, e non a caso) che si divide in 6 “mission”, ossia comparti per dirla all’italiana, il capitolo riservato alla Sanità o Salute (anche qui il cambiamento non è casuale) è quello a cui è stata destinata la fetta più piccola di risorse (appena 15,6miliardi dal PNRR + 1,71 da React EU + 2,89mld dal fondo complementare) fra quelle che “arriveranno” dall’Europa. Ma come? Non siamo in un’emergenza pandemica mondiale? Visto che ci si è (giustamente) lamentati tanto della carenza dei posti in terapia intensiva nei nostri ospedali, come mai non si è provveduto in più di un anno ad aumentarli? Ah, già! Si sono comprati i banchi a rotelle, quelli sì necessari! Inoltre, per chi non lo sapesse, i nostri Governi (Conte prima e Draghi adesso) non hanno stanziato a tutt’oggi un solo euro per la ricerca nel nostro Paese sul Covid 19, la “più grande pandemia che la storia dell’umanità ricordi”…

Eppure dalla mattina alla sera, come dicevamo, siamo bombardati da continui messaggi che ci ricordano quanto il “virus” sia pericoloso, quanto sia importante che si continuino a mantenere le distanze “sociali”, che bisogna essere “responsabili” per non rovinare quelle due briciole di libertà che ci sono state concesse.

Piccola parentesi: se non lo sapeste l’OMS ha suggerito ai Paesi che stanno applicando a man bassa la campagna vaccinale di abbassare il numero di cicli (si chiamano così) che vengono fatti per verificare se un tampone sia positivo o negativo (entro i venti, perché oltre si rintraccia la qualunque). Dunque il risultato dell’abbassamento dei contagi non è dovuto alla minore diffusione del virus in virtù dell’efficacia dei vaccini, bensì semplicemente perché le analisi (comunque non adatte a diagnosticare tale tipo di positività) vengono fatte in modo più corretto.

Tornando al PNRR, i capitoli più corposi di finanziamento, indovinate un po’, sono assegnati a: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (40,32miliardi dal PNRR + 0,8miliardi da React-EU + 8,74 dal fondo complementare); rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47miliardi dal PNRR + 1,31 da React-EU + 9,16 dal fondo complementare); infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,4mld da PNRR + 6,06 dal fondo complementare); istruzione e ricerca (30,88miliardi dal PNRR + 1,93mld da React-EU + 1miliardo dal fondo complementare); inclusione e sociale (19,81mld dal PNRR + 7,25 da React-EU + 2,77 dal fondo complementare).

Dunque, come in Germania, “digitalizzazione”, “rivoluzione verde” e “transizione ecologica” sono ai primi posti. Un caso? Non penso proprio. Quel che penso, al contrario, è che sia esattamente ciò che la classe egemone economicamente, i cosiddetti “poteri forti” avesse in mente fin dall’inizio di tutta questa immensa pantomima. Il virus, ovviamente, è un mezzo per cambiare radicalmente l’economia e la società. Finito un Covid se ne fa un altro, per traslare un vecchio proverbio romano sui Papi. La “pandemia” è un metodo per ottenere il cambiamento che si vuole, e pertanto può essere usata a piacimento. Almeno finché la gente continuerà a dare credito alla narrativa corrente, anche se quest’ultima fa palesemente acqua da tutte le parti. La paura di perdere la vita è il motore di tutta questa narrativa, e per paura di perderla non ci si accorge che, di fatto, non si vive più.

 

Il tuo robot medico

Concludo questo lungo articolo con un’ultima considerazione. Una delle componenti principali della “digitalizzazione” è proprio quella legata alla Salute. Quest’ultima, o meglio la Sanità (concetto ben più ampio di quello usato in questi ultimi anni, ripeto, non a caso), è un mezzo potentissimo di controllo delle masse. E questo non solo perché la malattia è connaturata alla natura dell’uomo, ma anche perché attraverso la medicina si può determinare il destino di un individuo, tanto in senso positivo che negativo. Si possono inoltre indirizzare le masse verso determinati tipi di comportamento, sia con reazioni riflesse sia con metodologie di carattere fisico d’interazione con l’essere umano. In questo quadro la cosiddetta “telemedicina” assumerà sempre più piede in un futuro oramai prossimo. Verranno create delle centrali telematiche che controlleranno costantemente i pazienti a casa propria, e l’interazione con gli smartphone sarà sempre più evidente. In pratica ci sarà un’informatizzazione totale del nostro stato di salute e della nostra vita in genere, dove il vostro medico sarà un programma informatico o un dottore robot. Milioni di dati, come accennavo prima, che saranno vero e proprio oro tanto per le élite che detengono i mezzi tecnologici e finanziari per fare tutto ciò, quanto per le loro aziende da cui oramai l’intera umanità dipende. Dunque oltre il controllo anche il guadagno. L’“Internet delle cose”, per cui è necessario il 5G (già si parla di 6G e oltre) non è una “figata”, è la fine dell’autodeterminazione. Sarete collegati con la Rete 24 ore al giorno e questi miliardi di dati saranno appunto controllati attraverso computer quantistici. Con la digitalizzazione scordatevi la privacy, scordatevi la libertà di decisione e di movimento, scordatevi la vita come l’avete conosciuta fino ad oggi.

Benvenuti nel mondo nuovo, ecologico, sostenibile e digitale. Il migliore dei mondi possibili.

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